opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore lombardo - La piazza Maggiore di Lodi

36 Anonimo Piazza Maggiore AMF 9975 pixel
36 Anonimo Piazza Maggiore AMF 9975 pixel

PITTORE LOMBARDO

(attivo all’inizio del XVIII secolo)
 

La piazza Maggiore di Lodi, 1700-1720
olio su tela, 91 x 132,5 cm Lodi, Museo Civico, inv. 65
Bibliografi a: Martani 1883, pp. 23, 53; Degani 1959, p. 209; Sciolla 1977, p 27, fi g. 83; Lise 1982, pp. 66, 83-85,102- 103,109; Giordano 1989, pp. 42-43; Monza 1997, pp. 5-27, fi g. 5; Aldini 2012, pp. 70-72.

La piazza Maggiore, da sempre fulcro intorno al quale ruota tutta la vita cittadina, viene questa volta presentata, dall’anonimo pittore settecentesco, come palcoscenico per narrare il suo utilizzo, durante il periodo della dominazione spagnola, quale luogo delle esecuzioni ed esercitazioni delle guarnigioni militari. Il dipinto, databile al primo ventennio del Settecento, è entrato a far parte delle collezioni del Museo Civico, tramite l’intercessione di Martani, in seguito a una donazione alla municipalità del nobile Guido Provasi (Verbali della Deputazione di Storia Patria, 1872, I, pp. 325- 326, Lodi, Società Storica Lodigiana). Nonostante le caratteristiche dell’impianto pittorico siano ancora di matrice seicentesca – l’uso della prospettiva serve per allungare lo spazio scenico e allontanare i monumenti, la distribuzione ritmica delle parti del dipinto è immanente e perfetta – l’autore vuole rendere la rappresentazione il più realistica possibile e affi da ai colori cangianti l’animazione della veduta. Si sofferma meticolosamente su tutti gli elementi distintivi degli edifi ci, i cui profi li sono evidenziati da lumeggiature bianche: si vedano per esempio la pannellatura di chiusura delle botteghe, gli intonaci materici, la resa tonale del rosso delle divise dei soldati e il blu cobalto del cielo attraversato da fi tte nuvole. In primo piano i reperti archeologici sono vivacizzati da gruppi di fi gure. Il corpo di guardia di piazza, posto in secondo piano, ha un volume maggiore in proporzione agli edifi ci che lo circondano e diventa l’elemento principale dello spazio, intorno al quale sono disposti i corpi militari spagnoli che arrivano a coprire anche tutto il lato sinistro della piazza, reso ancora più naturale dalla forte ombra aggettante. La costruzione costituita da due ambienti in legno è descritta dettagliatamente: si notino sul fi anco sinistro le sbarre in ferro utilizzate probabilmente per legare i cavalli. Fu demolita nel 1721, così come ci narra padre Giuseppe Anselmo Robba (Robba 1760) che redasse l’inventario di tutte le abitazioni e le botteghe della piazza e dei loro proprietari, cui si rimanda per una dettagliata descrizione. L’accurata illustrazione delle facciate è un importante elemento documentario perché ne restituisce lo stato di fatto agli inizi del Settecento. Per esempio la prima casa di lato al campanile è composta da due corpi di fabbrica di altezze diverse e poggia su quattro archi; l’assetto attuale è il risultato di lavori di rifacimento realizzati nel 1902. Il Palazzo Comunale si presenta affrescato, con grandi arcate e un’elegante loggia a sette archi al piano superiore, elementi perduti dopo la sua ristrutturazione a seguito dei lavori eseguiti nel 1778 a opera dell’ingegner Castelli. Il sagrato del duomo è ancora circondato dall’alto gradino, ribassato nel 1832 contestualmente ai lavori di pavimentazione in marmo del suolo dei porticati. I portici, scanditi da colonne in mattoni, sostituite alle fi ne del secolo XVIII con colonne in pietra, e animati da scene di vita quotidiana, presentano l’altezza originaria che, come prevedevano gli statuti municipali, doveva permettere il passaggio di un uomo a cavallo.

Cecilia Cametti

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