opere in mostra

Opere in mostra

 

Richard Cosway - Autoritratto con Maria Cosway

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RICHARD COSWAY

(Londra, 1742-1821)
 

Autoritratto con Maria Cosway, 1785 circa
grafite, sanguigna e acquerello su carta, 314 x 224 mm Lodi, Fondazione Maria Cosway
Esposizioni: 2010-2011, Firenze, Autoritratte, s.n. Bibliografia: Maria e Richard Cosway 1998, p. 36; M. Faraoni, in Autoritratte 2010, p. 65; Gipponi 2015, p. 64 ili.

Tra la fine del 2010 e il 2011 il disegno è stato esposto alla Galleria degli Uffizi insieme con altri due, anch’essi pro­venienti dalla Fondazione Cosway di Lodi. In quell’occa­sione le opere figuravano accanto all’autoritratto di Maria Hadfìeld, donato dall’autrice alle gallerie fiorentine in se­guito alla sua nomina quale membro dell’Accademia del Disegno nel 1778.

Di origini inglesi, ma nata a Firenze, nel 1779 la pittrice si trasferì a Londra dove, il 18 gennaio 1781, sposò Richard Cosway, all’epoca miniaturista e ritrattista di moda dell’al­ta società, dal 1785 primarius pictor del principe di Galles, futuro re Giorgio IV II matrimonio coincise con l’intro­duzione nel gran mondo per Maria e, allo stesso tempo, rappresentò uno strumento di promozione per Richard, il cui prestigio si accrebbe grazie al fascino e alla cultura della sua sposa, “decima Musa”, al centro di lusinghiere attestazioni di simpatia e di stima dei frequentatori del suo salotto cosmopolita nella residenza di Berkley Street, e dal 1784 a Schomberg Fiouse in Pali Mail.

Questo raffinato autoritratto di Richard Cosway con la moglie, condotto a matita con tocchi di sanguigna e all’acquerello, ci restituisce un’immagine della coppia in un momento di felicità. L’opera ricalca VAutoritratto con la moglie Isabella Brant di Pieter Paul Rubens (1609-1610, Monaco,Alte Pinakothek), dal quale derivano l’ambien- tazione nel giardino d’amore, le pose dei personaggi e l’eleganza degli abiti, aggiornati alla moda dell’epoca.

L’ammirazione di Richard per il maestro fiammingo si desume dagli inventari della sua collezione, dove com­paiono numerosi dipinti attribuiti a Rubens, oltre che da molte opere eseguite da lui come, ad esempio, la co­pia a matita dei Quattro filosofi e l’Autoritratto con i busti di Rubens e Michelangelo. Il sottile gioco di citazioni e al­lusioni, funzionale a suggerire un’associazione tra i due artisti, coinvolge rimmagine della consorte, non a caso ritratta in un altro disegno (Lodi, Fondazione Cosway) allo stesso modo di Suzanne Fourment, seconda moglie di Rubens (National Gallery, Londra).

Con il declino dell’unione matrimoniale dal 1790 e in se­guito alla prematura scomparsa della figlia Louisa (1796) Maria tornò a dedicarsi alla pittura con rinnovato slancio, prima a Londra e in seguito a Parigi, dove progettò di riprodurre in incisione i capolavori della Grande Galerie del Louvre.

Dopo un primo tentativo di fondare un istituto di educa­zione femminile a Lione, fii grazie all’aiuto di Francesco Melzi d’Eril, duca di Lodi, antica conoscenza degli anni londinesi, che nel 1812 aprì a Lodi il collegio della Beata Vergine delle Grazie, dal 1830 frequentato anche da Vittoria, una delle figlie di Alessandro Manzoni. Il suo patrimonio storico, artistico e letterario — studiato con dedizione e rigore scientifico da Tino Gipponi e, più re­centemente, da Monja Faraoni (La collezione 2011) —, è oggi custodito presso la Fondazione a lei intitolata. Qui sono conservate le preziose testimonianze delle relazioni di amicizia e di vicinanza intellettuale con alcune del­le maggiori personalità dell’epoca — tra le quali Thomas Jefferson, Pasquale Paoli, il cardinale Joseph Fesch — in­trecciate nel corso della vita straordinaria di una donna “colta, geniale e moderna” (Gipponi 1998, p. 11).

Elena Lissoni

 

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