opere in mostra

Opere in mostra

 

Ugo Maffi - Famiglia e cane

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UGO MAFFI

(Lodi, 1939-2012)
 

Famiglia e cane, 1968
olio su tela, 120 x 100 cm firmato e datato in basso a destra: “Ugo Maffi 68”; sul verso della tela, in alto a sinistra: “Ugo Maffi APRILE 1968”; in alto a destra: “FAMIGLIA E CANE”
collezione privata

Mai esposto prima, il dipinto è confl uito nell’attuale collezione lodigiana nel 2013, proveniente da una raccolta privata di Bergamo. Nel percorso di Maffi si pone temporalmente a conclusione del decennio di intenso esercizio della sensibilità espressionista di ispirazione nordica con il quale il pittore si fa conoscere al pubblico milanese e in concorsi come il Suzzara e il Ramazzotti che lo vedranno più volte vincitore, ponendolo all’attenzione della critica: “... ha il potere di squadrare, con una plastica che fa subito giustizia di ogni formula di poeticismo, fi gure umane che hanno radici nella nostra migliore tradizione europea”, scriveva nel 1962 Raffaele De Grada di un Maffi ventitreenne (in Ugo Maffi 1980, p. 135), ancora incompreso nella sua città per la portata innovativa del linguaggio. La ricostruzione critica dell’intero percorso del pittore si deve invece a Tino Gipponi. Nello stesso anno della realizzazione del quadro, il viaggio a Parigi e l’incontro con Olivier Debré aprono per Maffi la breve stagione di vicinanza con la poetica dell’informale, che precede l’approdo nei primi anni ottanta al naturalismo lirico, sempre di animo espressionista: in questo alveo si compirà tutta la sua successiva vicenda, sostenuta dalla istintiva capacità coloristica e dall’eleganza della linea fluida.In Famiglia e cane, il richiamo agli espressionisti che affascinano Maffi indirizzandolo nel 1961 a Salisburgo al breve alunnato alla scuola di Oskar Kokoschka, e ben visibile anche nella coeva produzione xilografi ca a tema sociale (Il principio della barricata, 1965), è mediato dalle infl essioni di Lorenzo Viani, per il quale Maffi ebbe sempre sguardi privilegiati. Accenti crudi trasportano la deformazione espressionista nei volti della sua terra, negli Interni con le vedove, gli orfani e i malati di una vicenda umana certo osservata da Maffi nei primi decenni del dopoguerra: nella sua città, richiamata da titoli come Interno di via Lodino (1964, Suzzara, Galleria di Arte Moderna), o Interno lodigiano con malato (1964, collezione privata). È questo sentimento di emarginazione a permeare il quadro, nell’emotività cromatica dove il nero dissimula le pennellate dei marrone, dei verdi e dei viola cupi, incendiato del rosso di una memoria che cerca conforto nei fi ori e nei ceri. Non un’ambientazione, sia pure accennata come nelle angolazioni aspre delle immagini sopra citate, ma, a raccogliere ciò che resta della famiglia affermata dal titolo, soltanto quattro fi gure nello spazio indefi nito e privo di prospettiva, luogo di una tragedia come quella delle alluvioni dipinte da Maffi in questo suo primo periodo di cieli tempestosi e prospettive alte. Al colore a olio allungato che contraddistingue i dipinti del tempo, Maffi sostituisce qui una stesura più densa, con sovrapposizioni di pennellate e impasti di colore anche grumoso che accentuano la violenza dell’insieme. A tenere uniti i quattro personaggi è la presenza del cane: un barbaglio di fedeltà al passato fl ebile come la sostanza pittorica utilizzata per dipingere l’animale, quasi ridotto a una sagoma che scompare nelle tinte scure. Anticipatrice di un motivo dei primi anni settanta dove sarà protagonista del ciclo delle Sentenze, la fi gura del cane si ritrova anche in opere successive, nel ricordo del “Fritz” per Maffi simbolo della famiglia e dell’infanzia, e da lui citato nelle dediche e nei componimenti lirici.

Marina Arensi

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