opere in mostra

Opere in mostra

 

Vernizzi Renato - Fanciulla che legge (Isabella che legge)

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RENATO VERNIZZI

(Parma, 1904 - Milano, 1972)
 

Fanciulla che legge (Isabella che legge), 1957
olio su tela, 90 x 70 cm fi rmato e datato in basso a destra: “VERNIZZI / 57” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI00362AFC
Esposizioni: 1958, Cantù, Premio “Città di Cantù”, s.n. Bibliografi a: Premio “Città di Cantù 1958, s.n.; S. Fontana, in Le collezioni d’arte 2000, n. 344, pp. 317-319, ill.; Pontiggia, Vernizzi 2010, vol. II, n. 1435, p. 704, ill.

Opera vincitrice del “Premio Cantù”, acquistata nel 1958 alla Iª Rassegna Nazionale di Pittura e Scultura nell’Arredamento, il dipinto è un ritratto di Isabella, la fi glia dell’artista, seduta sulla spalliera di un divano con uno schienale di legno scuro e una stoffa a righe; la giovane porta i capelli morbidamente raccolti ed è intenta a leggere un libro. La tonalità generale sul grigio è punteggiata da accenti di rosso che focalizzano lo sguardo su alcuni dettagli come la bocca, le pantofole imbottite, la rivista aperta e la decorazione del tessuto. L’opera è stata realizzata nel 1957, periodo in cui Renato Vernizzi frequentava Aldo Carpi e il cenacolo di Bagutta, un gruppo di artisti che prendeva il nome dall’omonima trattoria milanese che fungeva da luogo di ritrovo; mantenendo in vita la tradizione del naturalismo lombardo, si dedicava al paesaggio, al ritratto e alla natura morta, scegliendo spesso come soggetti i membri della sua famiglia, come ne La fanciulla, 1950, Paesaggio, 1953 e Famiglia riunita, 1962 (Collezione Fondazione Cariplo). Anche in seguito a un viaggio a Parigi nel 1957, guardava con rinnovato interesse la pittura dell’Ottocento francese, in particolare quella di Édouard Manet, che suscitava l’ammirazione anche di altri artisti quali Anselmo Bucci, Mario Vellani Marchi e Francesco De Rocchi. Negli anni trenta e quaranta, Renato Vernizzi era stato accomunato sia al gruppo di Novecento Italiano, di cui aveva condiviso i momenti espositivi, sia al Chiarismo, conseguendo una certa notorietà grazie al Premio Bergamo, vinto nel 1941

Antonella Crippa

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