opere in mostra

Opere in mostra

 

Adriano Spilimbergo - Nevicata

48 Spilimbergo 067
48 Spilimbergo 067

ADRIANO SPILIMBERGO

(Buenos Aires, 1908 - Spilimbergo, Udine, 1975)
 

Nevicata, 1955
olio su tela, 50 x 60 cm Gallarate, Museo MA*GA, inv. 067
Esposizioni: 1955, Gallarate, Quinto Premio Nazionale, n. 21.
Bibliografia: V Premio Nazionale 1955, n. 21; Zanella 1966, n. 66; Zanella 1972, n. 88, pp. 9, 14; Zanella 1983, n. 29, pp. 56, 58; MA*GA 2010, pp. 82-83.

Un paesaggio nella neve appare come ovattato, immerso nel silenzio, in una nebbia lattiginosa che si spande e compenetra ogni elemento. Su un fondo bianco che unifica cielo e terra in un’unica atmosfera quasi indistinta, i tratti corsivi e vibranti delle rapide e filamentose pennellate di colore descrivono gli alberi spogli, i profili delle case e dei monti. Dalla luce diafana e umida piccoli tocchi materici, a volte solcati dal retro del pennello, danno sostanza e profondità alle cose che altrimenti sarebbero quasi assorbite in una sorta di grigio vapore. È un paesaggio rarefatto e aereo, in cui pare che le piante e le case non abbiano peso e tutto sia leggero e precario come la neve. La pittura di Spilimbergo è apparentemente semplice, gradevole, descrittiva, ma rivela una visione inconsapevolmente filosofica. Con il suo linguaggio fatto di luminosità, toni chiari, linee storte esprime una condizione di vulnerabilità, di malinconia, di precarietà. Per usare un’espressione di De Pisis, Spilimbergo dipingeva un “paradiso provvisorio”. La sua è una pittura del frammento e dell’attimo, è una lirica ricerca dell’armonia del reale che contiene i segni del divenire, dello sfaldarsi delle cose. Il colore chiaro è usato in chiave antivolumetrica per ottenere effetti di bidimensionalità e la pennellata veloce e franta per sostituire alla sapienza e alla scienza del mestiere l’immediatezza dello stupore e la concezione del tempo colto nel fluire dell’esistenza. Amato dal critico Edoardo Persico che vedeva in lui “l’annuncio di una nuova pittura lombarda”, Spilimbergo esordisce nella Milano degli anni trenta. Con Del Bon, De Rocchi, Lilloni, De Amicis e altri fa parte del Chiarismo, un movimento artistico neo-romantico, sorto in opposizione a Novecento, con radici nella Scapigliatura e con influssi sia della grande pittura del Trecento e del Quattrocento, sia dell’Impressionismo e del Post-impressionismo. Spilimbergo espone alla Biennale di Venezia nel 1940, 1948 e 1952; nel 1955 l’opera Nevicata viene premiata al V Premio Nazionale di Pittura Città di Gallarate.
Giulia Formenti

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