opere in mostra

Opere in mostra

 

Baldassare Longoni - trittico: Terre dorate d' Italia: Mietitura

24 BPL 824 HD Terre d'orate d'Italia, mietitura
24 BPL 824 HD Terre d'orate d'Italia, mietitura

BALDASSARE LONGONI

(Dizzasco d’Intelvi, Como, 1876 - Camerlata, Como, 1956)
 

Terre dorate d’Italia: mietitura, 1940
olio su tela, 130 x 160 cm Gruppo Banco BPM - Collezione Banca Popolare di Crema, inv. BPL-824
Esposizioni: 1940, Cremona, 2a Rassegna del Premio Cremona; 1993-1994, Bergamo, Gli anni del Premio Bergamo; 1995-1996, Londra, Barcellona, Berlino, Art and Power; 1992, Como, Baldassare Longoni.
Bibliografia: Baldassare Longoni 1992; Longatti 1992, pp. 23-31; Tellini Perina 1993, pp. 51-57.

Erroneamente inventariato come opera di Carlo Vittori, questo dipinto fu realizzato dal pittore comasco Baldassare Longoni insieme ad altre due tele con le quali formava un trittico dal titolo Terre dorate d’Italia. La serie, oggi smembrata in diverse sale della Banca Popolare di Cremona, partecipò alla seconda edizione del Premio Cremona (1940) che aveva per tema la “Battaglia del grano”. Questo dipinto raffigura nello specifico la Mietitura. Di dimensioni di poco maggiori degli altri due, la Mietitura trovava evidentemente la sua collocazione al centro. Piuttosto originale, il formato del trittico, che proviene dall’ambito sacrale e conferisce un’impronta mistica al soggetto – oltre a stringere un nesso con la tradizione –, trovò particolare affermazione proprio nella seconda rassegna del Premio Cremona. Il quadro di Longoni apre su un paesaggio rurale dove il “mare” di grano si muove al vento, imbevuto di luce mediterranea che ne esalta l’effetto dorato, offrendo una visione di ampio coinvolgimento atmosferico, in un’adesione ariosa alla natura e alla vita semplice dei contadini. Nell’ideologia fascista il lavoro agricolo è mitizzato e i personaggi, sottratti a qualsiasi riferimento contemporaneo, alludono a un’attività faticosa, ma sempre svolta in serenità e in un contesto di sana purezza. Di grande effetto è nel quadro l’animazione data dalla luce-colore che fa vibrare e come “lievitare” le forme impedendone l’irrigidimento. Le pennellate staccate dichiarano la loro matrice divisionista, che costituisce il punto di partenza e il nerbo dell’arte di Longoni, pur declinata, soprattutto nei paesaggi, in chiave naturalistica. La sintesi tra divisionismo e naturalismo viene a essere infatti l’elemento connotativo del pittore che, non a caso, fu preferenzialmente autore di paesaggi, soprattutto agresti, i quali rievocavano le origini contadine dei suoi avi e si ponevano come omaggio alla tradizione rurale lombarda. Se agli esordi del secolo l’artista si era orientato verso un divisionismo di matrice simbolista, negli anni dieci egli approda alla sua maniera più tipica e congeniale, fuori da ogni forzatura contenutistica. Tale fase coincide col periodo in cui egli visse a Verona – dal 1913 al 1921 –, cui risalgono dipinti a soggetto familiare accanto a paesaggi della città scaligera e della val d’Intelvi. Opere in cui permane il divisionismo, da leggersi però in chiave naturalista e intimista, in sintonia con alcune linee di svolgimento della pittura lombarda dei primi decenni del secolo. Nel periodo successivo, negli anni trascorsi in Brianza, Longoni si accostò anche al tema agricolo raffigurando scene di fienagione e idilli campestri sullo sfondo della campagna di Buccinigo e di Arosio, località dove visse dal 1921 al 1925, anno in cui si stabilì definitivamente a Como. Al tema agricolo il pittore si riaccostò nel corso degli anni quaranta, come testimoniano questi dipinti con i quali egli concorse alla seconda edizione del Premio Cremona.
Raffaella Colace

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