opere in mostra

Opere in mostra

 

Emilio Longoni - Primavera in alta montagna

FC 0004 Cornice
FC 0004 Cornice

EMILIO LONGONI

(Barlassina, Milano, 1859 - Milano, 1932)
 

Primavera in alta montagna, 1912
olio su tela, 66 x 98 cm firmato in basso a destra: “e. longoni” Milano, Collezione Fondazione Cariplo - Gallerie d’Italia - Piazza Scala, inv. FC 0004
Esposizioni: 1935, Milano, Mostra commemorativa di Emilio Longoni, n. 155; 2015, Biella, Museo del Territorio biellese, allestimento museale temporaneo dal 1 aprile al 23 agosto 2015, s.n.
Bibliografia: Mostra commemorativa 1935, n. 155, s.p.; Ginex 1995, n. 395, p. 304; S. Rebora, in Le collezioni d’arte 1999, n. 149, pp. 241-242, ill. p. 241; Ginex 2002, n. 126, p. 204, ill. p. 165; E. Lissoni, in Da Canova a Boccioni 2011, n. XI.175, pp. 242-243, ill. Il dipinto, che conserva l’originale cornice centinata, proviene dalla raccolta dell’imprenditore Ambrogio Binda (1875-1938), tra i principali collezionisti di Vittore Grubicy e mecenate dello stesso Longoni. Attorno al 1938, come si deduce da un manoscritto di Fiorenza De Gaspari, moglie del pittore, l’opera passa nella collezione della famiglia Rizzoli per riapparire sul mercato artistico nel 1997, quando viene acquistata dalla Fondazione Cariplo. Appartenente alla più tarda pittura di paesaggio dell’artista, è riferibile al periodo di esecuzione dei dipinti Egloga (ubicazione sconosciuta, già Collezione di Casa Savoia) e Alba in alta montagna (ubicazione sconosciuta, proveniente dalla raccolta milanese di Achille Aliprandi), presentati nel 1912 alla X Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia. Il pittore vi raffigura con ogni probabilità uno dei due laghetti posti alla base del Pizzo Teo, monte visibile lungo il sentiero che porta al gruppo del Bernina attraverso l’Alta Engadina. In questi luoghi, nei primi anni del Novecento, Longoni esegue diversi dipinti e schizzi preparatori per la tela intitolata Alba (collezione privata), esposta alla Biennale veneziana del 1905. In Primavera in alta montagna, come in altre opere coeve, il pittore rielabora quindi alcune delle impressioni colte dal vero fino ad alcuni anni prima, durante le lunghe escursioni tra le vette alpine, creando nuove suggestioni di luce e colore. Queste sono rese con la pittura divisionista sperimentata dalla fine dell’Ottocento e, in questi anni e nei successivi, condotta a esiti di sempre maggiore evanescenza. I tocchi rapidi e divisi descrivono il prato al disgelo che, già ricoperto di rododendri, circonda la distesa azzurra del lago ancora ghiacciato; sullo sfondo, la pittura si alleggerisce fino a creare un’atmosfera impalpabile e tratti rosa e violetti disegnano la sagoma del Pizzo Teo. In primo piano a destra è appena visibile un gregge di pecore condotto da una coppia di figure, quasi un segno di vita che allude all’imminente primavera, ma le ridotte dimensioni del gruppo accrescono il senso di distanza tra lo spettatore e questo paesaggio di alta quota, accentuandone il potere di suggestione.
Laura Casone

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