opere in mostra

Opere in mostra

 

Lorenzo Gignous - Veduta del lago Maggiore

15 Gignous AH02030AFC
15 Gignous AH02030AFC

LORENZO GIGNOUS

(Modena, 1862 - Porto Ceresio, Varese, 1958)
 

Veduta del lago Maggiore. 1885-1890
olio su tela, 100 x 190 cm firmato in basso a destra: “L. Gignous” Milano, Collezione Fondazione Cariplo - Gallerie d’Italia - Piazza Scala, inv. AH02030AFC
Esposizioni: 1998-1999, Monza, Luci e colori del vero, n. 66; 2010, Monza, Il paesaggio dell’Ottocento, n. VII.3.
Bibliografia: Tesori d’arte delle banche lombarde 1995, ill. 502, p. 262; G. Fusari, in Luci e colori del vero 1998, n. 66, p. 133, ill.; S. Rebora, in Le collezioni d’arte 1999, n. 100, pp. 181-182, ill.; P. Segramora Rivolta, in Il paesaggio dell’Ottocento 2010, n. VII.3, p. 146, ill.; E. Lissoni, in Da Canova a Boccioni 2011, n. XI.167, p. 240, ill.Elena Lissoni

Nel 1884 Lorenzo Gignous aveva ottenuto il Premio Mylius all’Accademia di Belle Arti di Brera per il paesaggio storico, quell’anno con soggetto libero, con una veduta di Sesto Calende (Milano, Accademia di Brera), località sul lago Maggiore dove sbarcarono i reggimenti dei Cacciatori delle Alpi guidati da Garibaldi nel maggio del 1859. A partire da questo successo espositivo, amplificato da una replica dell’opera eseguita per il ministro Riccardo Bianchi, il pittore avvia un repertorio di paesaggi del lago Maggiore e delle località di Pallanza, Miazzina e Sesto Calende, destinato a contraddistinguere in maniera definitiva la sua produzione più nota e popolare, tra i quali Veduta del lago Maggiore presso Sesto Calende (Collezione Banca Intesa). Riferibile alla seconda metà degli anni ottanta dell’Ottocento per le stringenti analogie stilistiche con i paesaggi lacustri di questo periodo, l’opera in mostra ritrae la sponda piemontese del lago Maggiore, ripresa dalla riva dell’isola dei Pescatori. La veduta ampia e spaziata è arricchita da numerosi dettagli che guidano lo spettatore dal primo piano, con le figure dei pescatori e delle loro compagne affaccendate attorno alle loro barche, fino alla costa opposta, dove si distinguono le dimore signorili – la bianca e imponente villa Durazzo e la rossa e caratteristica villa Henfrey-Branca – e, in successione, la città di Baveno dominata dalle cave di marmo, seguita dal Montorfano. Una fitta trama di pennellate abbreviate e filamenti di diversa corposità suggerisce la consistenza del prato in primo piano, mentre il cielo e la distesa delle acque sono resi con una condotta pittorica più fluida e trasparente, attraverso la quale il pittore restituisce l’atmosfera vibrante del lago. Una puntuale corrispondenza nel soggetto e nel taglio compositivo tra quest’opera e Il lago Maggiore e Baveno dall’isola dei Pescatori di Eugenio Gignous, zio di Lorenzo ed esponente di punta del Naturalismo lombardo, rivela la stretta dipendenza tematica e stilistica del giovane allievo verso il proprio modello di riferimento. I frequenti soggiorni nel Verbano, ospite a Stresa, dove Eugenio si era trasferito con la famiglia dal 1887, favorirono la definizione del repertorio tematico di Lorenzo sui luoghi e sui modelli pittorici già affrontati dallo zio, replicati in innumerevoli versioni fino alla maturità, come attesta Case e montagne, anch’esso nella Collezione d’arte di Fondazione Cariplo.
Elena Lissoni

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