opere in mostra

Opere in mostra

 

Renato Guttuso - Paesaggio

49 Guttuso 1214
49 Guttuso 1214

RENATO GUTTUSO

(Bagheria, Palermo, 1911- Roma, 1987)
 

Paesaggio, 1958
olio su cartone, 33 x 46 cm firmato in basso a destra: “Guttuso”; al verso l’iscrizione: “all’ing. costa/ ricordo di/ guttuso/ roma - 13-2-59”; timbro della Galleria Seno, Milano, e della Galleria Consorti, Roma Gallarate, Museo MA*GA, inv. 1214, deposito da collezione privata
Esposizioni: 2000, Arona, Guttuso.
Bibliografia: MA*GA 2010, pp. 28-29.

Formatosi sulle correnti figurative europee da Courbet a Van Gogh a Picasso, negli anni cinquanta, dopo l’esperienza di Corrente, Guttuso continua la sua ricerca pittorica legata alla realtà, affiancando a temi politico-sociali soggetti di genere tradizionale come nudi, ritratti, nature morte e paesaggi. I riferimenti al linguaggio post-cubista degli anni post-bellici e l’uso del colore di ambito impressionista in Paesaggio sono armonizzati in una composizione dall’impianto ben definito. Sono gli anni in cui Guttuso studia Cézanne e ne riprende la solidità strutturale attraverso l’ uso della luce, come scrive: “la luce in Cézanne è quella che dà forma, individua gli oggetti non li amalgama”. La corsiva pennellata, infatti non disgrega le cose, ma conferisce loro volume e le colloca nello spazio. Abbreviazione della scrittura pittorica ed espressività della materia sono da ricondurre a un’accorta attenzione alle novità informali legate soprattutto alle esperienze dell’ultimo naturalismo italiano. Il dipinto è costruito sull’intreccio dei tronchi scuri degli alberi che creano una trama in cui le brevi e veloci pennellate delle foglie verdi si dispongono creando un ritmo intenso. Il colore denso e timbrico condensa nel tocco le variazioni della luce, generando un sapiente gioco di modulazione cromatica. La natura pare viva, rigogliosa: i verdi e i marroni, nelle loro molteplici declinazioni, testimoniano la pura adesione del pittore al reale e alla natura in un ritorno alla terra, alla ciclicità delle stagioni e alla verginità primigenia. Guttuso, secondo Crispolti, nella seconda metà degli anni cinquanta passa da un “Realismo sociale” a un “Realismo esistenziale”, inteso come “implicazione di oggetti, cose, figure umane, ambienti interni o esterni urbani, strade, paesaggi, in una contingenza di prossimità di vissuto, di materialità, in un’immediatezza vitale che scavalca ogni pregiudizio”. I paesaggi rappresentati sono infatti luoghi conosciuti e intimi come la Sicilia, Capri, i dintorni di Varese e il suo giardino di casa a Velate, luoghi in cui, in modo spontaneo, la memoria del vissuto si fonde con il sempre nuovo stupore del rinnovarsi della natura.
Giulia Formenti

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