opere in mostra

Opere in mostra

 

Sironi - Soggetti sovrapposti CHIOSTRO

51 Sironi.tiff
51 Sironi.tiff

MARIO SIRONI

(Sassari, 1885 - Milano, 1961)
 

Soggetti sovrapposti, 1954
olio su tela, 50 x 47 cm firmato in basso a destra: “sironi” collezione privata
Esposizioni: 1988, Düsseldorf, Mario Sironi (1885-1961); 1988, Iseo, Sironi. Opere, ill. p. 103; 1990, Montrouge, Mario Sironi, oeuvres de 1919 à 1958; 1991-1992, Alessandria, Sironi. Paesaggi.
Bibliografia: Gallo 1991, pp. 98-99; Sironi 1988, p. 102, ill. p. 103.

L’opera si colloca nel periodo degli anni quaranta e cinquanta, quando Sironi, sul finire del conflitto mondiale, ritorna al cavalletto riproponendo, con rinnovato linguaggio pittorico, i paesaggi urbani, i gasometri, i nudi e, come in questo caso, le montagne. Ha ormai lasciato alle spalle le monumentali opere pubbliche degli anni trenta, seguite al suo impegno nell’ambito del gruppo Novecento. Ma non ha dimenticato l’esperienza della pittura murale che ora entra, rivisitata, nella nuova concezione spaziale dei suoi quadri: la costruzione si fa più complessa con la moltiplicazione delle immagini. A questo nuovo approccio creativo, sia pure notevolmente semplificato rispetto a quelle potenti composizioni che sembrano chiudere in sé frammenti di opere murali, aderisce anche il dipinto in esame con la sovrapposizione delle due distinte montagne, masse scure di forte sintesi plastica, in cui è annullata la prospettiva e smorzata la percezione della profondità, data solo da tratti chiari che innervano le forme. Com’è abituale nelle opere di Sironi, mancano indizi sulla localizzazione dei rilievi, nonostante nel 1954, data dell’opera, una dettagliata biografia e una fotografia dell’artista segnalino la sua presenza a Cortina in estate e nel mese di dicembre. Gli intensi toni bruni dei paesaggi, contrastati dalle sciabolate di chiarore lunare e di possibili creste innevate, restituiscono un’atmosfera notturna, in cui alcuni interventi segnici sembrano delineare strutture industriali di cave sul concavo profilo montano superiore, mentre sul pianoro sottostante le due cuspidi inferiori si colgono tracce luminescenti di un altro insediamento industriale. L’energica semplificazione che emerge dall’opera è il leitmotiv dell’arte sironiana già messa precocemente in luce da Margherita Sarfatti, nel 1916, in un intervento critico (Il bianco e nero alla mostra degli Alleati, in “Gli Avvenimenti”, II, 17 dicembre 1916), in cui osserva come Sironi sviluppi “un’arte di sintesi e di semplificazione estrema […]; una stilizzazione dal vero a grandi e robuste masse squadrate d’ombra e di luce, di bianco e di nero, che raggiunge talvolta effetti potentissimi”.
Fabrizio Rovesti

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