opere in mostra

Opere in mostra

 

Carlo Antonio Procaccini - Paesaggio con santa Margherita

Carlo Antonio Procaccini   Paesaggio con santa Margherita
Carlo Antonio Procaccini Paesaggio con santa Margherita

Carlo Antonio Procaccini

(Bologna, 1571 - Milano, 1630)
 

Paesaggio con santa Margherita, 1610-1620
olio su rame, 26 x 36 cm
Cremona, Pinacoteca Ala Ponzone, inv. 283


Il piccolo rame, già ritenuto dal marchese Ala Ponzone opera di Brueghel e in seguito a lungo classificato come opera di ambito bruegheliano, è piuttosto riferibile alla produzione fiammingheggiante di Carlo Antonio Procaccini, figlio minore di Ercole e fratello dei più noti Camillo e Giulio Cesare. Con la scoperta di due quadretti firmati e datati 1616, Roberto Longhi (1965) per primo diede l’avvio della ricostruzione di questa attività non secondaria nella carriera del pittore, che anzi appare ben documentata dalla contemporanea storiografia milanese. In una lettera a Federico Vassallo dell’estate del 1618 il poeta ed erudito Girolamo Borsieri comunicava la sua ammirazione per le collezioni che Galeazzo I Arconti andava raccogliendo nella sua dimora al Castellazzo di Bollate; tra le innumerevoli opere egli ricorda anche che dal “Procaccino mezzano” – per l’appunto Carlo Antonio – “tuttavia va procurando varii paesi” (Vanoli 2015, p. 198). Sulla scia dell’apprezzamento che i paesaggi di Jan Brueghel e di Paul Brill riscossero nella Milano di Federico Borromeo, il minore dei fratelli Procaccini si dedicò con successo a questo genere, del quale divenne presto un ricercato specialista, inserendo spesso soggetti sacri in paesaggi di ampio respiro e di stretta osservanza bruegheliana. In tempi recenti si deve ad Alessandro Morandotti (2005, pp. 196-226) e ad Alberto Crispo (2003) l’ampliamento del catalogo del pittore con particolare attenzione a questo tipo di produzione che conta preziose allegorie o soggetti religiosi e mitologici sempre ambientati in paesaggi di maniera fiamminga. Il rame cremonese, già riferito al Procaccini da Morandotti (1999, 2005), mostra i consueti modi del pittore lombardo che unisce al paesaggio di gusto nordico la figura della santa di esecuzione invece italiana. Singolare, per riconoscere l’autografia di Carlo Antonio, è la propensione a collocare in primo piano una fila di piantine e di fiori come a respingere indietro lo spazio dell’azione, soluzione che si ritrova anche in altre sue opere. Per quanto riguarda la figura della santa Margherita, le cadenze ancora manieristiche e di raffinata eleganza permettono qualche accostamento con le tre giovani danzanti entro un paese (Le Grazie) affrescate nel castello Visconti di Somma Lombardo. Il rame dovrebbe datarsi al secondo decennio del Seicento.
Mario Marubbi

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