opere in mostra

Opere in mostra

 

Carlo Antonio Tavella (?)– Scena temporalesca e Mare in burrasca

Carlo Antonio Tavella ( )– Scena temporalesca e Mare in burrasca
Carlo Antonio Tavella ( )– Scena temporalesca e Mare in burrasca

Carlo Antonio Tavella (?)

(Milano, 1668 - Genova, 1738)
 

a. Scena temporalesca
b. Mare in burrasca, 1700-1710

olio su tela, 100 x 122 cm; 99 x 118 cm
Cremona, Pinacoteca Ala Ponzone, inv. 235, 234


Questi due paesaggi costituiscono una coppia di sovrapporte, già collocate nella sala di ricevimento dell’appartamento al secondo piano del palazzo del marchese Ala Ponzone; nell’inventario del 1842 entrambe erano riferite al Tempesta, cioè al pittore di origine olandese, ma a lungo attivo in Italia, Pieter Mulier. La prima delle due tele evoca uno spettacolare scenario di natura selvaggia: un sentiero tortuoso è percorso da sinistra a destra da un pastore col suo gregge mentre una fanciulla, saldamente in sella a un bianco destriero, lo supera di slancio. Tutto intorno una selva intricata e impenetrabile, montagne che chiudono l’orizzonte, mentre bagliori sinistri di un uragano imminente squarciano un cielo plumbeo contro il quale si staglia in alto una città circondata da mura. Indubbiamente si tratta di un paesaggio di grande effetto che si richiama al filone classicista e arcadico nella maniera di Gaspard Dughet, di Salvator Rosa, oltre che dello stesso Tempesta che della composizione fu certamente l’inventore. Pubblicando il dipinto nel 1951 Alfredo Puerari non andava oltre alla interpretazione più evidente che prendeva spunto dal dato meteorologico, anche se l’iconografia del dipinto dovrà essere meglio indagata. In questa sede si prova a suggerire un collegamento con il passo della Gerusalemme Liberata (VII, 1) in cui Tasso narra della fuga di Erminia dal campo nemico, sotto le mura di Gerusalemme, che ovviamente sarebbe la città sullo sfondo: “Intanto Erminia infra l’ombrose piante / d’antica selva dal cavallo è scorta, / né piú governa il fren la man tremante, / e mezza quasi par tra viva e morta. / Per tante strade si raggira e tante / il corridor ch’in sua balia la porta, / ch’al fin da gli occhi altrui pur si dilegua, / ed è soverchio omai ch’altri la segua”. Benché generiche “pastorali” e scene ambientate in contesti bucolici siano la normale ambientazione dei paesaggi abitati del cavalier Tempesta, l’episodio tassiano sembrerebbe assai ben confacente ed è ben possibile che sia velatamente alluso. Di fatto la tela si inserisce in una sequenza di identica iconografia che parrebbe originata da un dipinto del Mulier, oggi nella Staatsgalerie di Stoccarda (inv. 249, cfr. Roethlisberger-Bianco 1970, p. 110, n. 255), dalla quale derivarono sia la versione cremonese che quella delle raccolte del Castello Sforzesco di Milano (ivi, p. 120, n. 360; per quest’ultima si veda ora S.A. Colombo, in Museo d’Arte Antica 2000, p. 227, n. 987), leggermente più larga e che lascerebbe intendere, per la tel cremonese, un ridimensionamento sul lato destro. Le due versioni di Cremona e Milano non differiscono tra di loro dal punto di vista iconografico, ma entrambe si differenziano da quella di Stoccarda nelle piccole figure e per la mancanza del fulmine che invece nella versione tedesca attraversa diagonalmente la tela da sinistra a destra colpendo l’albero al centro della composizione e provocando il disarcionamento della fanciulla. Le varianti lombarde ne sembrerebbero l’immediato antefatto, fissando l’attimo appena precedente allo scoccare del fulmine, anche se la chioma dell’albero appare di fatto già piegata verso terra. Sull’autorità di Gian Vittorio Castelnovi, il dipinto è stato assegnato a Carlo Antonio Tavella nel primo catalogo della pinacoteca di Alfredo Puerari (1951). Questi, pittore di origini genovesi benché nato a Milano nel 1668, fu attivo anche in Emilia e Toscana prima di stabilirsi definitivamente a Genova nel 1701. La stretta vicinanza tra lui e il Tempesta, di fatto già adombrata nella classificazione del dipinto all’atto dell’inventario del 1842, è di fatto stata riconfermata dalla scoperta di quattro dipinti in San Gregorio Magno a Milano eseguiti in collaborazione tra Tempesta e Tavella (Bianchi 1996). Tuttavia l’attribuzione a Tavella della Scena temporalesca non è confermata da Roethlisberger-Bianco, e l’esemplare milanese è stato recentemente assegnato ad anonimo pittore imitante il Tempesta degli inizi del Settecento. L’altra tela rappresenta un mare in burrasca con alcune navi scosse dalla tempesta: una in particolare rischia di infrangersi contro i dirupi di un’alta costiera; tutto intorno un cielo plumbeo è squarciato da bagliori improvvisi. Tra fasciami rotti e alberi abbattuti alcuni naufraghi cercano rifugio e protezione dagli scogli e dai mostri marini. Anch’essa dipende, dal punto di vista dell’invenzione, dall’opera del Tempesta, come rivela il confronto con la Burrasca di mare dell’Isola Bella, tanto che Roethlisberger-Bianco ritiene il dipinto di Cremona una copia da un perduto originale di Mulier. Da un punto di vista più strettamente stilistico la tela trova stringenti analogie con un Vascello in un mare in burrasca (o Giona e la balena – ma in realtà il dipinto non sembra avere alcun riferimento con la storia biblica – inv. BHC0881 dei Musei Reali di Greenwich, ormai concordemente assegnato a Tavella (Roethlisberger- Bianco 1970, p. 96, n. 122). Lo stesso modo preciso nel descrivere minuziosamente la spuma delle onde, i contrasti di luce nelle altissime nubi, la consistenza della vela e del sartiame si apprezza della medesima qualità anche nella tela di Cremona. Pertanto, se l’attribuzione a Tavella appare al momento del tutto convincente per il Mare in burrasca, sarà necessario attendere un auspicabile restauro delle tele – al momento afflitte da forte alterazione della vernice – per un pronunciamento definitivo, in particolare per la Scena temporalesca, per la quale al momento è forse più prudente un’attribuzione a un generico imitatore del Tempesta. Non sarà però inutile rammentare quanto scrivevano Guarienti e Pasquali nell’edizione corretta e ampliata dell’Abecedario pittorico di Pellegrino Orlandi (1753, p. 111) a proposito del vasto apprezzamento del quale godeva Tavella in terra lombarda: “Arrivato il grido del suo sapere a Milano, Bergamo, Brescia e Cremona, da quelle città frequenti commissioni gli vennero, quali con soddisfazione di ognuno eseguì”.
Mario Marubbi

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