opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Canella – Veduta di Sala sul Lago di Como

Giuseppe Canella – Veduta di Sala sul Lago di Como
Giuseppe Canella – Veduta di Sala sul Lago di Como

Giuseppe Canella

(Verona, 1788 - Firenze, 1847)
 

Veduta di Sala sul Lago di Como, 1847
olio su tela, 49 x 72 cm
Milano, Collezione Cariplo, inv. AH01478AFC


Recenti studi critici di Paola Segramora Rivolta hanno identificato il dipinto con Veduta di Sala sul Lago di Como, presentato all’Esposizione di Belle Arti di Brera nel 1847. Alla sua apparizione l’opera riscosse l’apprezzamento entusiastico della critica e fu immediatamente riprodotta in incisione sulle “Gemme d’arti italiane”, accompagnata da una puntuale descrizione del scrittore liberale Antonio Zoncada. Il lungo testo evidenziava le qualità pittoriche del dipinto, contraddistinto da un’atmosfera suggestiva, da una luminosità chiara e rarefatta e da un’interpretazione del paesaggio in chiave emozionale. Questa stessa veduta dell’abitato rurale di Sala Comacina è fermata dal vero su di un foglio dei taccuini dell’artista con un’inquadratura più ravvicinata (Gozzoli, Mazzocca 1981, n. 39). Nel 1837, al suo rientro da un lungo viaggio che aveva condotto attraverso l’Europa orientale e poi a Napoli e Roma, l’artista aveva avviato un’inedita sperimentazione pittorica di matrice naturalista, specializzandosi nell’esecuzione di vedute dal forte potere evocativo di varie località dei laghi di Como, Maggiore e Varese e della campagna lombarda. La connotazione romantica del paesaggio lacustre e, soprattutto, l’accento posto sulla quotidianità delle scene spinse la critica a istituire un parallelo tra la pittura di Canella e le opere letterarie di Alessandro Manzoni fin dal 1841, amplificando il successo riscosso dall’artista sulla scena artistica milanese come indiscusso caposcuola di una nuova pittura di paesaggio. Formatosi sulle più innovative tendenze vedutistiche contemporanee, Giuseppe Canella aveva definito il proprio linguaggio pittorico durante un soggiorno all’estero durato oltre un decennio (1819-1832): dapprima in Spagna, con tappe a Barcellona, Valencia, Alicante e Madrid, in seguito a Parigi, spostandosi poi a visitare la foresta di Fontainebleau, l’Alsazia, la Normandia e infine l’Olanda (1826). Autore di vedute spettacolari della Senna e dei boulevards parigini, molto apprezzate dal futuro re Luigi Filippo d’Orléans – che gli conferì una medaglia d’oro –, l’artista si dedicò anche all’esecuzione di marine e scorci dei canali olandesi, confrontandosi con nuovi soggetti urbani dopo il suo ritorno a Milano nel 1832. La sua serrata ricerca sul tema del paesaggio proseguì nel corso degli anni trenta dell’Ottocento, in un continuo aggiornamento sugli esempi più avanzati della pittura internazionale, da Paul Huet a Camille Corot, entrambi presenti con lo stesso Canella al Salon parigino del 1827. Sebbene improbabile, non si può del tutto escludere la suggestiva ipotesi avanzata recentemente dalla critica, secondo la quale Corot e Canella potrebbero essersi incontrati nell’autunno del 1834 sul lago di Garda, ricercata e pittoresca meta per gli artisti dell’epoca: il primo vi soggiornò in settembre fissando dal vero il paesaggio di Riva del Garda e Desenzano sul proprio taccuino di viaggio (Parigi, Musée du Louvre), mentre la presenza del secondo nel Tirolo meridionale è documentata con certezza nel 1835, quando concluse due Vedute di Trento, esposte nell’autunno dello stesso anno all’Accademia di Belle Arti di Brera (in proposito si veda Botteri Ottaviani 2008, pp. 19-35). L’adozione di una composizione moderna ed essenziale e l’accentuazione dei valori cromatici e luministici contraddistinguono la produzione estrema del pittore, che, secondo le cronache dell’epoca, fu stroncato a Firenze da un “morbo violento” l’11 settembre 1847.
Elena Lissoni

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