opere in mostra

Opere in mostra

 

Herri met de Bles (detto il Civetta) - San Girolamo in meditazione

Herri met de Bles (detto il Civetta)   San Girolamo in meditazione
Herri met de Bles (detto il Civetta) San Girolamo in meditazione

Herri met de Bles (detto il Civetta)

(Dinant, 1500/1510 - Liegi [o Ferrara?], 1555 circa)
 

San Girolamo in meditazione, 1530-1540
olio su tavola intelata, diam. 27 cm
Cremona, Pinacoteca Ala Ponzone, inv. 291


Un inquietante ammasso di rocce plasmate dagli eventi atmosferici, forate e attraversate da grotte, separa il romitaggio di un minuscolo san Girolamo penitente tra le rovine di un tempio classico da un paesaggio infinito che si staglia in lontananza tra declivi interrotti da vallette boschive, improvvise montagne, picchi avvolti da densità vaporose e la veduta dall’alto – lontanissima – di una città adagiata sulla riva di un fiordo. In questa piccola visione, descritta come in una lente da cannocchiale e che per la sua incorniciatura in tondo richiama il desiderio di conoscenza cosmica, è racchiusa la Weltlandschaft, il paesaggio-mondo tipico della pittura fiamminga, con tutto il suo valore di spazio-tempo inmisurabile e infinito, tanto diverso dalla dimensione certa e rassicurante con la quale la prospettiva italiana aveva posto l’uomo al centro dell’universo. L’orizzonte elevatissimo e la sua leggera curvatura restituiscono i dati essenziali di questo microcosmo rilevato a volo d’uccello che contraddistingue l’ossessione panoptica del paesaggio fiammingo e in particolare la sua formulazione a partire da Joachim Patinir (Weemans 2103, pp.40-41). La rigorosa osservanza di tale espressione linguistica fa di quest’opera, da sempre riferita a Herri met de Bles, una delle sue più antiche prove, ancora molto vicina alle visioni del maestro Patinir, fin nelle scelte cromatiche dei bruni, degli ocra anticipati in primo piano e dei verdi e dei blu che stingono algidamente verso il chiarore di un orizzonte infinito. Lo scarso numero di opere datate, e comunque tutte contenute nel decennio 1538-1548 (Friedländer 1936, p. 45), rende difficile la datazione di questo tondo, del quale tuttavia – per le motivazioni sopraddette – si potrebbe supporre una cronologia precoce e dunque entro il quarto decennio del Quattrocento. La prospettiva statica a piani paralleli di Patinir è qui sostituita in Bles da diagonali che animano la composizione, dove la pacata narrazione del maestro si complica in una infinità di dettagli e di significati simbolici. L’immensa visione del mondoevoca il valore esegetico dell’immagine secondo il pensier erasmiano cui Bles sembra rifarsi, ed esalta la figura del santo che ricerca la verità nella macerazione della penitenza e dello studio, lontano e separato dalla città che appare in lontananza. Civetta ha affrontato diverse volte il tema del san Girolamo in meditazione: tra le versioni più note sono quelle della Galleria Borghese di Roma (inv. 363) e del Museo di Arte Antica di Namur, entrambe però in formato tradizionale. Un tondo su rame, sempre della Borghese (inv. 384) e anch’esso riferibile a Civetta, raffigura un paesaggio del tutto simile, per conformazione delle rocce e della veduta della città sul mare, a quello cremonese, probabilmente anche coevo. Nulla sappiamo circa l’epoca in cui il dipinto giunse nella collezione Ponzoni, ma è verisimile immaginare che vi si ritrovasse già in antico. Ancora da chiarire sono le fasi di allargamento della corona circolare esterna, che dovrebbero però risalire agli inizi dell’Ottocento quando il dipinto venne reso pendant con l’altro tondo di Bles presente nella collezione.
Mario Marubbi

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