opere in mostra

Opere in mostra

 

Pietro Francesco Garoli – Capriccio architettonico col Tempio dei Dioscuri e il Colosseo e Il Camposanto teutonico

Pietro Francesco Garoli – Capriccio architettonico col Tempio dei Dioscuri e il Colosseo e Il Camposanto teutonico
Pietro Francesco Garoli – Capriccio architettonico col Tempio dei Dioscuri e il Colosseo e Il Camposanto teutonico

Pietro Francesco Garoli

(Torino,1638 - Roma, 1716)
 

a. Capriccio architettonico col Tempio dei Dioscuri e il Colosseo, 1669 circa
b. Il Camposanto teutonico, 1669

olio su tela, 135 x 108 cm (entrambi)
Cremona, Pinacoteca Ala Ponzone, inv. 2130, 2131


Le tele sono due interessanti vedute di Pietro Francesco Garoli (o Garolli), pittore di origini torinesi che a partire dalla fine degli anni sessanta del Seicento risiede stabilmente a Roma, dove è attivo nell’ambito della veduta e del capriccio, genere allora molto in voga. Il primo dei due dipinti (inv. 2130) è un capriccio architettonico che associa le colonne del Tempio dei Dioscuri con il Colosseo nell’ambito di quello che all’epoca era ancora il Campo vaccino. Il secondo (inv. 2131) è invece uno scorcio dal Camposanto teutonico verso la piazza di San Pietro con l’obelisco e il colonnato berniniano da poco inaugurato. Sulla destra alcuni operai sono al lavoro per la costruzione di un edificio non precisabile addossato al Braccio di Carlomagno. Le tele, entrambe firmate, dovrebbero essere nate in coppia o comunque appartenere alla stessa fase, sia per le evidenti corrispondenze dimensionali, che per le stringenti coincidenze di stile. L’iscrizione sulla tela con lo scorcio vaticano palesa anche il luogo di esecuzione, Roma, e la data 1669: si tratterebbe in tal caso della più antica opera datata del pittore torinese da poco definitivamente trasferitosi nell’Urbe, dopo aver prestato servizio presso la corte sabauda fino al 1665 (Mercurelli Salari 1999). Solo a partire dal 1672 è accertata la sua residenza romana, ma è opinione comune che egli vi risiedesse ormai da qualche tempo, se l’ambasciatore sabaudo Gazzelli poteva suggerire al duca Carlo Emanuele II, in cerca di pittori da invitare a corte, proprio il nome di Garoli che “fa bene assai di prospettiva e paese mischio”. Le due tele cremonesi risulterebbero così precedenti di un decennio alla prima opera romana finora datata, una Prospettiva architettonica con rovine del 1679, conservata presso l’Accademia di San Luca a Roma (Benocci 1990, p. 16, fig. 1 a p. 34), alla quale Garoli venne associato proprio in quell’anno e presso la quale svolse in seguito attività didattica, fino a diventarne professore di prospettiva nel 1683, custode nel 1692 e “primo custode” dal 1703 fino alla morte. Il Capriccio architettonico col Tempio dei Dioscuri e il Colosseo è del tutto coerente con la tela dell’Accademia di San Luca. Appare infatti costruito con medesimo schema delle architetture in forte chiaroscuro di derivazione mitelliana (Benocci 1990, p. 18): un primo piano lasciato in ombra, che nel caso della tela dell’Accademia è riconoscibile nelle colonne dell’Aedes Saturni, mentre l’edificio in lontananza, una evocazione di ponte Milvio, contrasta per la sua maggiore luminosità. Le due tele cremonesi, in particolare la seconda, esprimono bene gli interessi architettonici di Garoli, probabilmente maturati a Bologna nello studio di importanti quadraturisti come Agostino Mitelli e Michele Angelo Colonna, e già dimostrano l’apprezzamento della nuova teoria delle “vedute per angolo” di Ferdinando Bibiena. La pratica di tali artifici lo porteranno anche, negli anni finali, alla progettazione architettonica per alcune fabbriche torinesi e alla realizzazione nel 1714 delle quadrature della galleria di villa Carpegna a Roma.
Mario Marubbi

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