opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore Veneto – Quattro Paesaggi

Pittore Veneto – Quattro Paesaggi
Pittore Veneto – Quattro Paesaggi

Pittore Veneto

(metà del XVII secolo)
 

a. Paesaggio con quinta rocciosa
b. Paesaggio con veduta di città
c. Paesaggio boschivo
d. Paesaggio con case rustiche, metà del XVII secolo

olio su tavola, 12,3 x 32 cm, 12,3x 32,2 cm, 12,5 x 31,9 cm, 12,5 x 31,6 cm
Cremona, Pinacoteca Ala Ponzone, invv. 857, 858, 859, 860


Come si è potuto appurare in occasione di questa mostra, le quattro tavolette appaiono menzionate nell’Inventario Ala Ponzone del 1842; precisamente ai numeri 314 (le attuali invv. 857 e 858), 454 (attuale inv. 860) e 460 (inv. 859), dove era loro assegnato un valore di tre lire ciascuna. Non se ne conosce però la provenienza più antica, anche se non si può escludere una acquisizione per asse ereditario. Le dimensioni strette e allungate, e soprattutto lo spessore notevole della tavola, in contrasto con l’abituale prassi nella pittura fiamminga, lasciano intendere che questi dipinti non siano nati come opera di pittura autonoma, ma piuttosto come complementi di fornitura: molto probabilmente come frontali di tiretti da stipo, come conferma Andrea Bardelli che suggerisce il confronto con uno stipo conservato nella Rubenshuis di Anversa. Una serie di numeri, vergati in inchiostro al verso delle tavole in corrispondenza dei lati corti, può forse alludere alle posizioni originarie o poteva servire da guida nelle fasi di montaggio dello stipo. Confortano questa probabile finalità anche la stesura molto veloce della pittura – eseguita direttamente sulla tavola senza preparazione –, il taglio molto preciso e regolare della stessa, i residui di colla stesa tutto intorno ai margini, e, non ultimo, il fatto che sia stato usato un legno di conifera. Infine, elemento non trascurabile, è che tutte portino sul verso il nome “Belinelli” e la sigla “P.B.”, forse in riferimento al nome dell’ebanista che può avere assemblato il mobile, o anche a quello di un precedente possessore. Le quattro vedute, probabilmente residuali di una serie più ampia e di produzione seriale, sono dipinte con fare veloce e corsivo, a tocchi impressionistici che sfumano nelle gamme dei verdi e degli azzurri, con continue variazioni sul tema di boschi, acque e montagne, lasciando a un solo esemplare una digressione sul tema di un rustico abitato. È già stato notato come il tipo di veduta a volo d’uccello, la tecnica a punta di pennello, i cangiantismi filamentosi delle chiome verdeggianti e soprattutto lo schema cromatico generale richiamino immediatamente modelli fiamminghi di inizio Seicento: dagli sfondi di Pozzoserrato al paesaggismo puro di Paul Brill e di Josse de Momper. Tuttavia, al di là di una condivisione di un linguaggio pittorico di grande successo e allora molto imitato, le quattro tavolette di Cremona rivelano un approccio semplificato e tutto sommato distante dalla tecnica sorvegliatissima dei pittori fiamminghi. Inoltre i dettagli architettonici dell’abitato, la carpenteria delle costruzioni e i terrazzi coi vasi di fiori, tradiscono una memoria visiva che sembra trarre maggiori suggestioni dai borghi della marca trevigiana che da quelli neerlandesi. Per quanto dunque queste tavole debbano ricondursi a un tardivo imitatore della maniera fiamminga di primo Seicento, tuttavia è assai più probabile che esso vada ricercato nella cerchia dei seguaci di Pozzoserrato e Momper a lungo attivi in Veneto verso la metà del XVII secolo.
Mario Marubbi

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