opere in mostra

Opere in mostra

 

Alciati, Monte Bianco da Verano, di mattino

044 Alciati
044 Alciati

ANTONIO AMBROGIO ALCIATI

(Vercelli, 1878 - Milano, 1929)
 

Monte Bianco da Verano, di mattino, 1926-1928
olio su assicella, 49 x 60 cm firmato in basso a destra: “A. A. Alciati”.
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG221, donazione 1930 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 15)


Di Alciati la Galleria Giannoni raccoglie ben dodici opere, soprattutto ritratti e dipinti di figura, fra cui la splendida serie di quattro ovali raffiguranti le stagioni, con questo unico esempio di pittura di paesaggio. Un nucleo di dipinti del pittore è già documentato nella raccolta di Alfredo Giannoni nel 1926, quando è richiesto un giudizio sulla collezione ad alcuni esperti di settore, fra cui il soprintendente di Brera, Ettore Modigliani, e il pittore Carlo Fornara (Rosci 1993, p. 35). Le scelte di Giannoni si orientano su di un artista ormai affermato, apprezzato soprattutto come ritrattista dell’alta borghesia lombarda e dal 1920 docente all’Accademia di Brera, titolare della cattedra già occupata dal suo maestro Cesare Tallone. All’esposizione indetta e organizzata dall’Unione Costituzionale di Vercelli nel 1922 l’artista fa la sua ultima comparsa espositiva, con una rassegna della propria produzione. Nel catalogo compare in elenco il dipinto Mattino a Veran (Courmayeur), identificabile con quello della collezione di Alfredo Giannoni, che dovette acquistarlo in tale occasione (Esposizione d’arte vercellese 1922, p. 69, n. 33). Il paesaggio è incluso nella prima donazione del 1930 col titolo Monte Bianco da Verano, di mattino e testimonia la fase di scoperta di questo genere pittorico da parte di Alciati. Tale produzione, scaturita quasi in risposta alle critiche mosse all’artista per essere solamente ritrattista, si colloca negli anni successivi al matrimonio (1924) e alla nascita della figlia, in un conquistato clima di serenità familiare. Alciati individua nel paesaggio un campo d’indagine che, svincolato dalle costrizioni della committenza, gli permette maggiore autonomia e spazio di ricerca. In particolare, nel dipinto in oggetto, rinunciando a facili virtuosismi, egli propone una pennellata salda e costruttiva che sottolinea la semplificata e rigorosa struttura compositiva. Il paesaggio è studiato come una successione di piani, scanditi cromaticamente, che interagiscono fra loro: dall’ariosa apertura dell’alpe erbosa in primo piano allo stacco maestoso delle vette innevate, fino all’alleggerimento della vasta porzione di cielo superiore. Pur mantenendo un forte contatto con la realtà di visione, Alciati coglie e potenzia la dimensione lirica della natura, adottando una stesura rapida e quasi informale.
Susanna Borlandelli

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