opere in mostra

Opere in mostra

 

Canella, Veduta del Monviso

030 MC 1743
030 MC 1743

GIUSEPPE CANELLA

(Verona, 1788 - Firenze, 1847)
 

Veduta del Monviso, 1846
olio su tela, 45,5 x 59,5 cm firmato e datato in basso a sinistra: “G. Canella 1846”
Novara, Musei Civici, inv. MC2679, donazione Maria Camusso Bossi 1960


Il dipinto proviene da un’importante raccolta novarese di pittura dell’Ottocento che, formatasi negli stessi decenni in cui anche Alfredo Giannoni andava costituendo la sua collezione di dipinti, a quest’ultima risulta profondamente legata per preferenze e gusti. Fu l’avvocato Ettore Bossi (Galliate, 1876 - Novara, 1951) che, servendosi degli stessi canali utilizzati localmente da Giannoni, allestì in pochi anni una raccolta di cui soltanto una piccola parte giunse ai Musei Civici, grazie alla vedova Bossi, Maria Camusso, che donò alla Città di Novara, nel 1957, un gruppo di dipinti e mobili d’epoca da destinare a una sala dedicata al marito in palazzo Faraggiana. Veduta del Monviso è certamente uno dei capi d’opera della collezione, sia per l’importanza del dipinto, che va identificato con la tela di analogo soggetto presentata da Canella all’esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino del 1846, sia perché esso rappresenta una rara testimonianza della produzione tarda dell’artista, che morirà improvvisamente nel 1847 a Firenze, all’apice della fama. Dopo l’iniziale attività di decoratore e di quadraturista svolta a fianco del padre tra Verona e Mantova nel secondo decennio dell’Ottocento, Canella infatti si era dedicato esclusivamente alla pittura di paesaggio e alla veduta, aggiornando il proprio linguaggio attraverso una serie di viaggi nelle principali città italiane ed europee e alimentando, con l’assidua presenza ai Salons parigini e alle esposizioni braidensi, una fama e un successo, anche commerciale, che verso la metà degli anni trenta lo porteranno a diventare uno dei principali interpreti del genere. Abbandonata la formula che, coniugando la tradizione del vedutismo veneziano con gli esiti della scuola di paesaggio del Seicento olandese, gli aveva garantito grandi fortune, a partire dagli anni quaranta Canella si aprì alle atmosfere introspettive del vedutismo romantico. Di questi nuovi interessi la tela della Giannoni è un documento prezioso, nella scelta di un paesaggio desolato della campagna piemontese che si distende nuda e brulla sotto un cielo nuvoloso, punteggiata soltanto dalle esili figure di due viandanti, mentre sullo sfondo, che si tinge appena dei colori del tramonto, si intravede il profilo delle montagne.
Paolo Plebani

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