opere in mostra

Opere in mostra

 

Carcano, Paesaggio alpestre

034 Carcano
034 Carcano

FILIPPO CARCANO

(Milano, 1840-1914)
 

Paesaggio alpestre, 1885-1890
olio su tavoletta, 55 x 38 cm firmato in basso a sinistra: “Carcano F.”; sul verso del telaio etichetta a stampa: “Museo del paesaggio Palazzo Viani Dugnani Telefon: (0323) 502418 Verbania Pallanza (Novara) F. Carcano 16 Paesaggio alpestre Novara Galleria Giannoni – Gignese en plein air”
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG182, donazione 1938 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 12)


Alfredo Giannoni nella sua collezione inserisce due soli dipinti di Filippo Carcano, rappresentativi tuttavia di due differenti generi, fra i molti cui si dedica l’artista: la tela di soggetto storico identificata con il bozzetto per il dipinto Margherita Pusterla che s’incammina al patibolo, presentato a Brera nel 1869, e questa tavoletta raffigurante uno scorcio paesistico alpestre. La costante, all’interno della vasta e versatile produzione del pittore (comprendente scene di genere, rappresentazioni di interni, vedute urbane, paesaggi, nature morte), va riconosciuta nel principio di adesione al vero. Questa finalità è perseguita fin dalla precoce rivelazione costituita da La piccola fioraia (1862) e indagata attraverso le sperimentazioni – da alcuni definite predivisioniste – di Una partita al bigliardo (1872; Cesura 1986a, pp. 12-15). L’emancipazione della pittura di Carcano dalle proposte accademiche, evidente sia per la scelta dei soggetti sia per l’adozione di nuove ricerche sulla luce, si palesa particolarmente nei dipinti di paesaggio, cui si dedica in maniera preponderante a partire dalla metà dell’ottavo decennio. Dal 1876 compaiono alle esposizioni di Brera i primi soggetti del lago Maggiore, luogo d’elezione per l’artista, unitamente alle pendici del Mottarone e alle località dell’Alto Vergante. I caratteri di sperimentazione tecnica riconosciuti alla pittura di Carcano sono rintracciabili nel dipinto novarese. Il soggetto, un sentiero di montagna incuneato in una natura aspra e selvaggia, dove compaiono alcune figure in cammino, precede di circa un decennio l’analogo tema della tela di Leonardo Bazzaro in mostra, ma sembra già abbandonare l’adesione al dato di verosimiglianza per l’emergere di un’istintiva energia espressiva. Lo provano la rinuncia alla descrizione dei dettagli e il trattamento libero della materia pittorica, ottenuto con pennellate costruttive e convulse e con il ricorso a colpi di spatola, in grado di rendere con differenti gradi di consistenza le variazioni cromatiche e luminose del terreno e del cielo. Per una migliore definizione occorre distinguere, all’interno della vasta produzione paesistica realizzata dall’artista, le opere di grande formato, singolari modelli di riferimento per capacità di visione estesa del territorio, e i paesaggi di media e piccola dimensione, spesso, come in questo caso, eseguiti su tavoletta. Tale produzione minore non risulta per questo meno interessante, evidenziando anzi con maggiore incisività, attraverso il ductus più libero e sintetico, il ruolo di precursore del naturalismo lombardo riconosciuto a Filippo Carcano. Anche dopo la contraddittoria svolta simbolista, nella sua ultima fase di attività, il pittore continua infatti a suggerire nuove suggestioni visive, affrontando il tema della pittura di nevai e ghiacciai in alta montagna.
Susanna Borlandelli

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