opere in mostra

Opere in mostra

 

Discovolo, Lo sfoglio della meliga

025 Discovolo
025 Discovolo

ANTONIO DISCOVOLO

(Bologna, 1874 - Bonassòla, La Spezia, 1956)
 

Lo sfoglio della meliga, 1930
olio su assicella, 64 x 63 cm firmato in basso a destra manoscritto: “A. Discovolo”; sul verso, sul supporto, a tempera nera: “A. DISCOVOLO Bonassola 1930 VIII”
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG387, donazione 1938 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 25)


Il dipinto, confluito nella Galleria d’Arte Moderna della città nel 1938 e ora conservato nei depositi dei Musei Civici, è stato eseguito dall’artista al termine delle sue sperimentazioni pittoriche. Si colloca, infatti, dopo l’avvicinamento di Antonio Discovolo alla tecnica divisionista avvenuto nel primo decennio del Novecento in seguito all’incontro con Plinio Nomellini e dopo l’adesione alle poetiche simboliste della cerchia di Nino Costa, verificatesi durante il periodo di residenza a Roma dal 1899. Il definitivo trasferimento del 1910 in Liguria, a Bonassòla, aveva ricondotto l’artista al naturalismo, poetica espressa non solo nei dipinti di paesaggio, ma anche nell’affrontare, come in questa tela, soggetti legati alla semplicità della vita contadina. È la stessa serena atmosfera che si ritrova in A sera (GG549) del 1933, opera dello stesso autore entrata in Galleria nel 1935 (sala XI, n. 59), emanata dalla quotidianità delle azioni compiute senza affanno da uomini e donne fra modesti edifici e sottolineata da una luce quasi uniforme che investe tutto in eguale misura. In Lo sfoglio della meliga i contadini, due donne e un uomo, sono situati in un angolo dell’aia, seduti in mezzo al granoturco dorato mentre tolgono le brattee dalle pannocchie con gesti sicuri e misurati. Pur nel racconto aneddotico, la scena è resa con quell’immediatezza emotiva, tipica dell’artista, che riesce a fissare sulla tela non solo la consuetudine degli atteggiamenti ma anche le relazioni che legano fra loro le persone raffigurate, suggerite da posture e sguardi. La pennellata tardoimpressionista, a piccoli tocchi di colore puro sovrapposti, rende percepibile la tessitura chiaroscurale della composizione, impostata sul passaggio modulato dei toni cromatici, soprattutto dei gialli, degli ocra e dei bruni.
Emiliana Mongiat

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