opere in mostra

Opere in mostra

 

Federico Ashton, Monte Leone

028 Ashton
028 Ashton

FEDERICO ASHTON

(Milano, 1836 o 1840 - Valico del Sempione, Svizzera, 1904)
 

Monte Leone (Alpe Veglia), 1896-1897
olio su tela, 108 x 181cm firmato in basso a destra: “F. Ashton”; sul verso, etichetta sulla cornice: “Terza Esposizione Triennale della R. Accademia di Belle Arti di Milano (1897). Cognome e nome: Ashton Federico. Domicilio: Domodossola. Alpe Veglia. Valle del Sempione […]”.
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG596, donazione 1930 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 7)


Il dipinto di vaste dimensioni è, con Il lago d’Antillone (GG601), una delle opere più significative dell’artista che si conservano a Novara. Segnalata nei cataloghi del 1935 e del 1938 con il titolo Monte Leone e torrente Veglia, la tela si riferisce all’ultimo periodo di attività di Federico Ashton quando, stabilita definitivamente nel 1892 la sua residenza a Domodossola, poteva raggiungere luoghi dove la montagna esprimeva tutto il suo fascino e la sua potenza, come avviene in questo paesaggio, in cui l’attenta osservazione dell’ampia conca di origine glaciale dominata dall’imponente montagna si completa con il gusto romantico per l’esaltazione della solennità della natura. Particolare è la luminosità impressa dal pittore all’ambiente, da cui deriva quella sensazione di purezza incontaminata. È una luce che nasce dall’acqua spumeggiante del torrente sottolineandone il percorso diagonale, che si incunea fra i monti aprendo lo sfondo a nuove profondità percettive e si riverbera nei toni diafani del cielo. Le zone ombrose sono percorse dai guizzi delle pennellate sottili, stese a punta di pennello per definire con precisione ogni minima variazione chiaroscurale. Il dipinto della collezione novarese si colloca nel momento stilisticamente più alto della pittura di Ashton, durante il quale la sua convinta ricerca della bellezza nell’ambito dei paesaggi montani, innestandosi sull’estetica del sublime di matrice romantica, lo aveva portato a dipingere opere maestose e dense di poesia. Con le due opere della Galleria Giannoni si riferiscono a questo momento anche Lago d’Avino (1897), Cascata del Toce in Valle Formazza (1890 circa), Alpe Veglia (1896), tutte in collezione privata. La sua era un’indagine diretta, condotta percorrendo sentieri e frequentando di preferenza gli alpeggi delle valli Anzasca, da dove molte volte aveva dipinto il monte Rosa, e Divedro, a cui rimanda proprio il soggetto novarese. L’opera è stata esposta nel 1897 alla III Esposizione Triennale Nazionale dell’Accademia di Brera a Milano e nel 2003 nella mostra Federico Ashton pittore della montagna organizzata dal Museo del Paesaggio di Verbania in palazzo Biumi-Innocenti dal 2 agosto al 19 ottobre del 2003 (Federico Ashton 2003, p. 104). Per quest’ultimo evento è stata restaurata da Agostino Mascheroni.
Emiliana Mongiat

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