opere in mostra

Opere in mostra

 

Focardi, Pollivendola

016 Focardi
016 Focardi

RUGGERO FOCARDI

(Firenze, 1864 - Quercianella Sonnino, Livorno, 1934)
 

Pollivendola, 1912
olio su tela, 83 x 61 cm firmato e datato di lato a destra: “R. Focardi 1912”; sul verso, al centro manoscritto: “6” [sottolineato]
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG616, donazione 1930 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 39)


Il dipinto, pervenuto alle collezioni civiche novaresi nel 1930 con Piccola trecciaiola, dello stesso autore (GG556), è sempre stato esposto nella sala I dove è rimasto fino al riordino del 1960 curato da Felice Casorati, Franco Albini e Marco Rosci. Attualmente è collocato nei depositi dei Musei Civici. Il contatto con la scultura, allo studio della quale Ruggero Focardi era stato avviato dal padre Leopoldo, in questo dipinto è riscontrabile in modo evidente. Lo si ritrova nella figura dell’anziana contadina raffigurata di profilo, nel modellato compatto e corposo dei volumi che si stagliano contro la calda luminosità dello sfondo. Focardi si era accostato alla pittura nel 1881 quando, a Londra, aveva conosciuto Telemaco Signorini, diventato suo maestro. Da allora non l’aveva più abbandonata. Alla limpidezza della resa atmosferica e all’attenzione per il vero della pittura macchiaiola a lui trasmesse da Signorini si riferisce anche questa tela piuttosto tarda, datata 1912, nella quale l’artista ha trascritto con cura i particolari espressivi e dell’abbigliamento della donna: la gonna scura, lo scialle nero, il grembiule rischiarato da piccoli tocchi biancastri. Completano l’immagine i polli in primo piano, dai colori vivaci e resi con pennellate dalla potente vitalità, di matrice divisionista. Il dipinto novarese conferma come l’interesse per il mondo agreste, il mondo degli umili, abbia sempre sostanziato l’opera di Ruggero Focardi, che lo ha raffigurato nelle giovani contadine di Vita campagnola del 1894, nei lavoratori in riposo de Il gioco delle bocce (1889) con cui aveva partecipato all’ Esposizione Universale di Parigi e nei partecipanti de Il gioco del ruzzolone (1893). Interesse espresso anche nei dipinti di più modesta dimensione come la Pollivendola del 1912 e la Piccola trecciaiola del 1927-1930 della Galleria Giannoni. Le scene di vita agreste e i contadini raffigurati da Ruggero Focardi perdono il carattere di pittura di genere per acquisire una dimensione storica e sociale, nella quale anche il paesaggio diventa protagonista. Così è per la Pollivendola, soggetto interpretato dall’artista come un ritratto, intenso e partecipato, isolato dai toni oscuri del controluce dall’accesa luminosità del paesaggio che appare oltre il muretto: un’ampia veduta chiusa verso l’orizzonte dal mare, di un azzurro intenso e brillante che in lontananza si unisce alle tonalità più tenui del cielo. È uno spazio immerso nella luce, quella stessa che avvolge il pittore mentre dipinge dal vero nel ritratto che gli aveva dedicato l’amico Plinio Nomellini esposto nella collezione permanente della galleria novarese (GG269, sala 7).
Emiliana Mongiat

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