opere in mostra

Opere in mostra

 

Fornara, Il carbonaio

022 GG297eps
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CARLO FORNARA

(Prestinone, Verbano-Cusio-Ossola, 1871-1968)
 

Il carbonaio, 1927 circa
olio su tela, 51 x 70 cm firmato in basso a sinistra: “Fornara C.”
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG297, donazione 1930 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 16)


La tela è l’unica, delle quattro di Carlo Fornara acquistate da Alfredo Giannoni e quindi donate alle civiche raccolte novaresi, che documenta la lunga stagione divisionista dell’artista. Tuttavia il dipinto non appartiene alla sua fase di più assidua sperimentazione della tecnica di scomposizione del colore, che va dagli ultimi anni dell’Ottocento sino al primo decennio del Novecento. Sulla base delle affermazioni contenute nei taccuini del pittore e della testimonianza rilasciata da Fornara a Raffaele Calzini alla fine degli anni quaranta (quando il critico preparava la monografia dedicata all’artista vigezzino), il quadro è da collocare poco dopo la metà degli anni venti, intorno al 1927. Lo spunto sviluppato nell’opera è tra quelli consueti del repertorio di Fornara, che ritrasse con grande affetto e partecipazione la vita umile degli abitanti delle valli alpine, in particolare della natia Val Vigezzo e dell’Engadina. Anche la stesura per sottili filamenti di colore accostati l’uno all’altro a costruire una trama fitta e vibrante è quella tipica del suo linguaggio maturo e dichiara esplicitamente quanto a lungo durò il debito del pittore vigezzino nei confronti di Giovanni Segantini. Fornara d’altronde aveva collaborato con quest’ultimo al grande progetto del Panorama dell’Engadina e, dopo la morte precoce di Segantini nel 1899, doveva diventare, nelle intenzioni di un mercante caparbio e abile come Alberto Grubicy che l’aveva preso sotto la sua ala protettrice, l’erede dell’artista originario di Arco, perlomeno nel ruolo di pittore di intense visioni del paesaggio montano. Il progetto di Grubicy non andò del tutto a buon fine, ma l’inserimento di Fornara nel novero dei divisionisti lombardi promossi dal gallerista garantì al vigezzino una certa notorietà e l’onore, nel 1914, di una piccola personale alla Biennale d’Arte veneziana.
Paolo Plebani

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