opere in mostra

Opere in mostra

 

Gola, Lavandaia a Mondonico

19 FCIP 0087
19 FCIP 0087

EMILIO GOLA (copia da)

(Milano, 1851-1923)
 

Lavandaia a Mondonico, metà XX secolo
olio su tela, 79 x 59,5 cm firma apocrifa in basso a destra: “E. Gola”
Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0087


L’opera ripropone uno dei soggetti ricorrenti del repertorio di Emilio Gola che, a partire dal 1895, trae ispirazione dalle figure delle lavandaie al lavoro, spesso ritraendole dal vero in Brianza, in particolare nella valletta presso il torrente Molgora a Mondonico, dove aveva uno studio nella villa dell’amico setaiolo Silvio Sala, a breve distanza dalla propria residenza di Olgiate Molgora. Con questo repertorio, cui appartengono In Brianza (1895 circa, Galleria Internazionale d’Arte Moderna), Valloncello con lavandaia e panno bianco (pubblicato in Emilio Gola 1989, n. 81), Al valloncello di Mondonico (1906, Milano, Galleria d’Arte Moderna), l’artista partecipa con continuità alle principali rassegne dell’epoca, tra le quali l’Esposizione Internazionale di Berlino del 1896, le Triennali milanesi del 1897 e del 1900 e l’Esposizione Nazionale del Sempione del 1906. Quello delle lavandaie immerse nel paesaggio boschivo diviene uno dei temi caratteristici della sua produzione, risolto con una specifica attenzione ai valori cromatici e chiaroscurali, tesa a cogliere i contrasti di luci e ombre sulle figure e sui riflessi mutevoli dell’acqua raggiungendo esiti di notevole valenza espressiva. L’opera in mostra replica puntualmente la figura femminile in primo piano del dipinto di grande formato intitolato Contadine al torrentello, datato 1898, già nella collezione di Giovanni Gussoni, esposto nel 1956 alla Mostra Celebrativa allestita in onore del pittore presso il Palazzo della Permanente, introdotta in catalogo da un testo di Giorgio Nicodemi (Emilio Gola 1956, n. 8, p. 29, ill. p. 56). Lavandaia a Mondonico è stata considerata fino ad anni recenti opera autografa di Emilio Gola, tuttavia, l’attenta analisi della superficie pittorica rivela una tecnica di pennellate rapide e corsive alternate a stesure molto spesse e corpose, che non corrisponde alla ricchezza cromatica e materica caratteristica della produzione dell’artista. Inoltre alcuni distacchi di colore - reintegrati in occasione della presente mostra - hanno permesso di analizzare il supporto originale del quadro, una tela bianca di produzione industriale non riferibile all’inizio del Novecento, rifoderata prima dell’ingresso dell’opera nella Collezione di Fondazione Cariplo nel 1991, in seguito all’incorporazione del patrimonio artistico dell’Istituto Bancario Italiano.
Elena Lissoni

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