opere in mostra

Opere in mostra

 

Luigi Ashton, Il castello di Cannero

030 MC 1743
030 MC 1743

LUIGI ASHTON

(Firenze, 1824 - Milano, 1884)
 

Il castello di Cannero (Veduta di castello sul lago), 1860 circa
olio su tela, 34,50 x 44,50 cm firmato in basso a destra: “Ashton L.”
Novara, Musei Civici, inv. MC1743, donazione Bonola 1979


La tela ha trovato definizione critica durante gli studi affrontati da Aurora Scotti e Sergio Rebora per il riallestimento della Galleria Giannoni, inaugurato nel 2011. Con l’altro dipinto, arriva ai Musei Civici attraverso la donazione Bonola del 1979 e ne ripete il percorso espositivo: nel 1988 la collocazione dell’opera è registrata nella sala XI, nel 1993 nel locale dell’ex direzione (corpo a sud, palazzo del Podestà), nel 2004 nella sala VII, entrando a far parte dell’esposizione permanente nel 2011, nella sala al piano terra (Sezione 1. L’Accademia a Novara: copia e invenzione - copia e invenzione nella veduta prospettica e nel paesaggio). Attualmente è conservata nei depositi. La tela conferma i caratteri stilistici della pittura di Luigi Ashton che trova gli elementi più significativi nell’attenta osservazione del vero, nella resa perfetta dei particolari degli edifici raffigurati, nella luminosità del paesaggio. Caratteri che emergono in modo particolare dalle vedute dei laghi lombardi e delle zone limitrofe, come documenta il dipinto Vicinanze di Gallarate del 1863, conservato nel deposito dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Il lago Maggiore era facilmente raggiungibile da Milano, città in cui l’artista risiedeva dagli anni della sua formazione avvenuta a Brera con Giuseppe Bisi e ricco di spunti non solo per la luminosità cangiante dell’acqua, ma anche per la possibilità di trovare ambienti unici e particolarmente suggestivi. Fra questi la zona dei castelli di Cannero, dove l’imponenza delle architetture erette a pelo d’acqua e la presenza dalle montagne incombenti creava effetti di rifrangenza di grande suggestione. Nella luce e nella dolcezza di questi spazi il pittore aveva trovato la possibilità di esprimere quelle suggestioni romantiche che rendono dolce e morbida la sua pittura. In questa tela lo segnalano l’ampio spazio lasciato all’acqua e ai monti, i toni dorati che ingentiliscono l’architettura, la leggerezza del cielo reso vaporoso dalle nubi, l’accuratezza del riflesso che potenzia la luminosità dell’intero paesaggio, ottenuta con una stesura di colore uniforme nella quale si stemperano le variazioni cromatiche.
Emiliana Mongiat

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