opere in mostra

Opere in mostra

 

Maggi, Balme

043 Maggi
043 Maggi

CESARE MAGGI

(Roma, 1881 - Torino, 1961)
 

Balme, 1924-1926
olio su tavoletta, 69 x 49 cm firmato in alto a sinistra: “C. Maggi”
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG368, donazione 1930 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 24)


Questo paesaggio montano, unica opera di Cesare Maggi acquistata da Alfredo Giannoni, entra a far parte della collezione con la donazione del 1935. Il pittore appartiene a quel gruppo di artisti – fra cui Giuseppe Pellizza da Volpedo e Carlo Fornara – che subiscono il fascino dell’esperienza di Giovanni Segantini, dal 1886 trasferitosi nel cantone dei Grigioni, e che si confrontano con i suoi modelli di paesaggio di alta montagna, indagato soprattutto attraverso gli effetti di sperimentazione cromatica divisionista (Chiodini 2016, p. 27). In particolare sul giovane Cesare Maggi, formatosi tra Firenze, Napoli e Parigi, esercita una forte impressione la retrospettiva di Segantini allestita alla Permanente di Milano, a pochi mesi di distanza dalla scomparsa del maestro (1899), che lo spinge a indagini direttamente condotte in loco durante un soggiorno in Engadina. Dal 1904 Maggi si traferisce stabilmente a La Thuille, in Val d’Aosta, privilegiano la produzione di soggetti montani innevati (Marini 1997). Legato, dal 1900 fino al 1913, da un contratto con la ditta Grubicy e, a partire dal 1923, da un’esclusiva con il mercante milanese Antonio Sianesi, Maggi ottiene un buon consenso di pubblico, raccogliendo anche segnalazioni e successi espostivi e ampliando i propri soggetti (Fergonzi 1992, p. 942). A partire dagli anni dieci il pittore si discosta progressivamente dalla lezione tardodivisionista alla ricerca di un linguaggio più autonomo, dapprima perseguendo accordi cromatici più morbidi e tonali, per poi adottare stesure a impasto e a larghi tocchi di colore. Tra le due guerre, la configurazione dei suoi paesaggi sembra semplificarsi, mediante la successione netta di piani di profondità e la contrapposizione di zone in piena luce e in ombra. Il breve excursus è funzionale alla comprensione delle componenti del paesaggio della collezione Giannoni, per cui è stata proposta una datazione alla metà del terzo decennio del Novecento (Marini 1983, p. 66). Nel dipinto è rappresentato uno scorcio di Balme, nelle Valli di Lanzo, definito da un gruppo di baite addossato alla montagna. La composizione è costruita secondo una scansione a zig zag di linee diagonali, definite dal sentiero in primo piano, dal pendio verso il paese, dagli spioventi dei tetti e dal profilo delle creste in lontananza, che delimitano in alto la porzione triangolare di cielo. La linea retta dell’abete, isolato al centro, costituisce il perno della visione e introduce alla scansione dei piani di profondità. La salda costruzione dell’immagine si accompagna a una stesura sprezzante e materica, che suggerisce effetti di particolare asperità nella resa della massa rocciosa che incombe sopra le baite.
Susanna Borlandelli

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA