opere in mostra

Opere in mostra

 

Tominetti, Autunno a Miazzina

038 GG588
038 GG588

ACHILLE TOMINETTI

(Milano, 1848 - Miazzina, Verbano-Cusio-Ossola, 1917)
 

Autunno a Miazzina, 1889-1894
olio su tela, 58 x 98,5 cm firmato in basso a sinistra: “A. Tominetti”
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG588, donazione 1938 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 37)


La tela è uno dei quattro paesaggi acquistati da Alfredo Giannoni per la sua raccolta e dimostra la propensione del collezionista verso la produzione di artisti, operanti a cavallo fra i due secoli, che sappiano coniugare l’adesione al naturalismo con un aggiornamento tecnico in senso divisionista. Nato a Milano da genitori originari di Miazzina, località sulle alture del lago Maggiore, Tominetti studia a Brera, stringendo amicizia in particolare con Eugenio Gignous. Rientrato per ragioni famigliari al paese, affianca all’attività di agricoltore la produzione di dipinti in cui sviluppa un’iconografia del paesaggio e dei lavori nei campi cui resterà sostanzialmente fedele. Nella progressiva identificazione del pittore con la sua terra svolge un ruolo fondamentale l’incontro con Vittore Grubicy, dovuto alla comune frequentazione dei principi Troubetzkoy, nella villa di Ghiffa. In Tominetti egli riconosce la versione italiana dei maestri di Barbizon, il modello millettiano dell’artista-contadino, a contatto pieno e diretto con la natura. L’ingresso nel gruppo di artisti patrocinati dalla galleria Grubicy consente a Tominetti di affrancarsi dalla partecipazione alle esposizioni annuali di Belle Arti, soprattutto milanesi, per entrare in un circuito di grandi mostre nazionali e internazionali. Alla mostra londinese del 1888 Tominetti espone ben otto opere e Aurora Scotti ipotizza, nonostante la ripetitività di soggetti e titoli, che proprio la tela con la scena di bosco autunnale della collezione novarese possa identificarsi con una delle versioni note di Raccolta delle castagne, presente in tale esposizione (Scotti 1991, p. 12). Le etichette cartacee apposte sul verso della cornice permettono di ricostruire solo due passaggi della tela novarese: la presenza alla XVI Biennale di Venezia del 1928 e la sua commercializzazione attraverso la Galleria Milano, frequentata dallo stesso Giannoni e dove risulta pertanto plausibile l’abbia acquistata. Per quanto riguarda l’iconografia del dipinto occorre ricordare che immediatamente dopo il 1889, anno della firma del contratto che lo lega alla galleria dei fratelli Vittore e Alberto Grubicy, la pittura di Tominetti si focalizza sui temi del lavoro contadino, femminile in particolare, meditati attraverso la conoscenza di modelli del naturalismo europeo (ad esempio le incisioni da Millet), studiati anche attraverso il ricorso alla fotografia (Ginex 1991, pp. 35-48). Nella tela novarese, appartenente a un gruppo di opere di formato orizzontale accomunate dall’ambientazione autunnale, si riconosce una tipica composizione utilizzata dal pittore, la quale prevede un avvallamento del terreno inquadrato da un tronco obliquo e aperto sulla veduta del lago. Le direttrici diagonali e orizzontali accrescono l’effetto di profondità, mentre lo studio dei rapporti di luce comporta ricche gradazioni cromatiche distribuite attraverso pennellate minute. Il pittore suggerisce in tal modo la visione di un’unità naturale in cui la presenza umana viene riassorbita nel ritmo ciclico delle stagioni.
Susanna Borlandelli

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