opere in mostra

Opere in mostra

 

Vinzio, La raccolta delle zucche

026 Vinzio
026 Vinzio

GIULIO CESARE VINZIO

(Livorno, 1881 - Milano, 1940)
 

La raccolta delle zucche, 1920-1930
olio su tela, 49 x 68 cm firmato in basso a destra: “Vinzio GC”; sul verso, sul telaio in alto: “Le zucche L. 1100 Vinzio G. Cesare”
Novara, Galleria Giannoni, inv. GG460, donazione 1930 (Archivio Musei Civici, Inventario 22 aprile 1963, p. 30)


Il dipinto, insieme ad altre otto opere, entra a far parte della collezione novarese con la prima donazione, sottolineando lo stretto legame personale che si era creato fra il collezionista e l’artista già a partire dagli anni venti, quando la galleria era ancora allo stadio progettuale. La datazione dell’opera, collocabile fra 1920 e il 1930, tenendo conto dell’anticipazione di un decennio indicata da Cristina Trapella, pone la sua realizzazione negli anni durante i quali l’artista, allievo di Enrico Banti a Livorno e discepolo di Giovanni Fattori alla Scuola di Nudo a Firenze, si era trasferito presso la propria famiglia a Grignasco, luogo di origine del padre, e poi a Novara. Anni fecondi, che avevano portato nuove aperture nella sua pittura e favorito legami con gli esponenti più significativi del vivace ambiente culturale locale. L’artista era entrato quasi subito in contatto con Alessandro Viglio e Alfredo Giannoni, con i pittori Carlo Fornara e Achille Tominetti, con il fotografo e mercante d’arte Oreste Bolzoni. Amicizie e rapporti proseguiti anche dopo il trasferimento a Milano nel 1918, soprattutto con Alfredo Giannoni, che considerava l’artista livornese suo consigliere artistico. Erano stati i suggerimenti di Vinzio e di Nomellini, infatti, a far confluire nella raccolta novarese numerose opere degli aderenti al Gruppo Labronico, di cui i due pittori facevano parte dal 1921. E sempre a loro nel 1938, insieme al vigezzino Carlo Fornara, all’arrivo della terza donazione si era rivolto il collezionista per l’allestimento definitivo delle sale XII e XIII, destinate a ospitare le nuove opere. Il dipinto in esame, attualmente conservato presso i depositi dei Musei Civici, segnala come il paesaggio e l’attenzione per il mondo rurale fossero rimasti i temi prediletti di Vinzio anche durante la residenza nelle terre di pianura, quando agli uliveti aveva affiancato le vedute del fiume Ticino, delle cascine della zona o, come in questo caso, dell’orto. L’interesse dell’artista livornese per la vita e le attività della campagna, osservate direttamente dal vero, lo ha portato a raffigurare in primo piano le zolle, i cavoli e la grande zucca gialla, che con il suo colore acceso conduce alle due figure centrali. Chiudono e completano la scena gli edifici semplici e severi che lasciano spazio, sulla sinistra, al verde pastoso e intenso del giardino dalla ricca vegetazione, dove gli alberi più alti si congiungono con i toni ambrati del cielo. Il giallo caldo e dorato delle zucche e il rosso brillante del fazzoletto della donna, china a eseguire la raccolta, con il loro rialzo cromatico indirizzano le scelte visive conducendole sulle figure femminili, rese con partecipata immediatezza. Il soggetto, trattato con la stessa pennellata ampia e veloce di matrice macchiaiola, è stato ripreso da Vinzio nel dipinto Nell’orto, in collezione privata (Trapella 2011, pp. 71, 112-113) esposto a Milano nel 1941 (Mostra commemorativa, n. 14), a Novara nel 1981 (Galleria La Sfinge, n. 27) e nel 2011 a Grignasco (Palazzo delle Scuole, n. 33).
Emiliana Mongiat

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