opere in mostra

Opere in mostra

 

L. Dudreville - Amore: discorso primo

Amore discorso primo
Amore discorso primo

Leonardo Dudreville

(Venezia, 1885 – Ghiffa, Verbania, 1975)

 

Amore: discorso primo, 1924
olio su tela, 266 x 364 cm
firmato in basso al centro: "Leonardo Dudreville". In basso a sinistra verso il centro dedica: "A mia madre, a mio padre / finito il giorno 23 marzo 1924."
Milano, Collezione d’arte della Fondazione Cariplo

 

Esposto nel 1924 alla mostra dedicata ai Sei pittori del Novecento della XIV Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia, Amore: discorso primo rappresenta un nodo importante per Leonardo Dudreville.  
Il dipinto raffigura il prospetto notturno di un palazzo veneziano abitato da diversi gruppi di persone. Un’iconografia complessa mette in scena sei "quadri" sul tema dell’amore: al piano terra quello coniugale, diviso tra sentimento romantico (a destra) e adulterio, anche mercenario (a sinistra); al piano nobile l’amore filiale, dall’adolescenza all’età adulta. All’interno delle stanze si allude anche all’amore sensuale (i colombi nella gabbia, i gatti sul cornicione), a quello per l’arte (la statua di Amore e Psiche di Canova), e quello sacro (il quadro della Madonna col Bambino).
Questa iconografia ha molti elementi in comune con l’opera dell’artista tedesco Otto Dix An die Schönheit (conservata presso il Von der Heydt-Museum di Wuppertal, in Germania). Esposta alla medesima edizione della Biennale, l’opera "sulla bellezza" contiene tutte le caratteristiche della corrente più radicale della Nuova Oggettività, attenta al vero e alla critica sociale.
Il dipinto ha anche una esplicita componente autobiografica. Ambientato nella città natale di Dudreville, è dedicato "a mio padre e a mia madre" e comprende i ritratti dell’artista (con il bicchiere in mano), del padre (mentre legge il giornale) e della prima compagna Marcella (mentre lava il bambino). Dal quadro emerge una visione pessimista della famiglia, forse condizionata dai dissidi tra i genitori che avevano influito negativamente sulla crescita dell’artista.
Dopo l’esordio vicino al divisionismo e la parentesi nel futurismo di Nuove Tendenze, Dudreville sarà, nel 1926, uno dei fondatori del gruppo dei Sette pittori del Novecento. La critica di riferimento del gruppo Margherita Sarfatti, tuttavia, mostrò di non apprezzare quest’opera. La presenza di tanti minuziosi dettagli e l’assenza di una dimensione neoclassica, atemporale e sintetica, fu considerata inopportuna e fu il pretesto per l’allontanamento di Dudreville dal gruppo del Novecento Italiano.
Antonella Crippa

 

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