opere in mostra

Opere in mostra

 

S.J. Van Douw - Capriccio italianizzante con scena di mercato

Capriccio italianizzante con scena di mercato
Capriccio italianizzante con scena di mercato

Simon Johannes Van Douw

(Anversa, 1630 - ?, dopo il 1677)
 
Capriccio italianizzante con scena di mercato,1650-1660
olio su tela, 210 x 330 cm
firmato in basso a sinistra del centro, su un blocco di pietra: "S. V. DOUW"
Milano, Collezione d’arte della Fondazione Cariplo


L’opera di grandi dimensioni è autografa, in quanto riporta la firma dell’artista stesso, camuffata su un blocco di pietra, come spesso si divertivano a fare i pittori dell’epoca. Si tratta davvero di un tripudio di episodi e generi: dal capriccio architettonico, in cui ricorrono elementi dell’archeologia dell’Urbe, dal Tempio dei Dioscuri a quello di Vespasiano, alla pittura di paesaggio, alla scena di genere, alla raffigurazione di animali, alla natura morta.
Ciò che maggiormente colpisce è il numero impressionante di figure umane, rappresentate in atti e occupazioni fra i più disparati: dal commercio al gioco, al divertimento in osteria al lavoro con le greggi. È indiscutibilmente il prodotto di una commistione di generi, desunti principalmente dalla tradizione fiamminga, dai Brueghel e David Teniers in particolare, ma reinterpretati secondo una moda italianizzante, anche questa generata in gran parte da artisti olandesi stanziati a Roma, come Pieter Van Laer, da cui, grazie al suo soprannome “Bamboccio”, prese nome il genere “bambocciante”, dove si descrivevano episodi di vita popolana. Di fatto anche altri artisti nordici come Anton Goubau e Johannes Lingelbach propongono scene di mercato che fanno diretto riferimento a luoghi romani.
Nel periodo della presenza di Van Laer a Roma, dal 1625 al 1639, l’artista produsse una serie di incisioni da cui senza dubbio van Douw trasse spunto; in particolare, come nota Meijer, il gruppo di cavalli vicini al cavaliere bianco e quello dei cani che ricevono le attenzioni da parte di un giovane. Questo porta ad ipotizzare che l’artista abbia potuto realizzare le sue opere – alcune simili alla nostra sono recentemente passate sul mercato antiquario – senza uscire dai Paesi Bassi. Tuttavia le misure notevoli dell’opera, inconsuete se rapportate alle dimensioni limitate delle case olandesi, farebbero pensare alla realizzazione per una dimora patrizia in Italia.
 Non è noto di un viaggio nel nostro paese, anche in considerazione delle scarse informazioni sulla vicenda storica di Van Douw: certamente gli elementi sopra indicati, il tema e le misure, concorrerebbero a sposare questa ipotesi; l’approfondimento degli studi potrà forse in futuro fornirci la risposta a questo quesito.
Domenico Sedini

 

 

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA