opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore neoclassico - Commiato di Socrate dalla moglie Santippe

Socrate dalla moglie Santippe
Socrate dalla moglie Santippe

Pittore neoclassico

attivo fra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo

 

Commiato di Socrate dalla moglie Santippe, 1800-1810
olio su tela, 113,5 x 149 cm
Gorizia, Collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

 

“Entrati trovammo Socrate che era stato appena sciolto, e Santippe […] che teneva in braccio il bambino di lui e gli sedeva accanto. Come ci vide, Santippe alzò voci di lamento e disse quelle cose che sono solite dire le donne”. Questo passaggio, tratto dal capitolo III del Fedone di Platone, è la fonte letteraria per l’opera che illustra la morte del filosofo greco, privilegiando la rappresentazione di un momento intimo e privato, alla narrazione del suicidio ampiamente diffusa presso gli artisti per la sua carica drammatica. La vicenda dell’uomo giusto che affronta con serenità la condanna e la morte si prestava come straordinario exemplum virtutis per i maggiori pittori neoclassici, da Gambettino Cignaroli a Jacques-Louis David, godendo di un vasto consenso e di una duratura fortuna che si protrasse durante tutto il primo decennio dell’Ottocento.
Il dipinto è giunto nella collezione della  Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia con l’attribuzione a Franz Caugic, pittore goriziano di solida formazione neoclassica, perfezionatosi  presso le Accademie di Belle Arti di  Vienna e  Bologna, ricordato come “uomo di talento” da Johann Wolfgang von Goethe, nella sua opera Winckelmann e il suo secolo. Durante il suo soggiorno a Roma, dal 1781 al 1787, partecipò al vivace clima intellettuale capitolino, entrando in contatto con i più celebri artisti dell’epoca, tra i quali Jacques-Louis David e Antonio Canova. In questo contesto maturò una completa adesione al neoclassicismo che gli valse, al suo ritorno a Vienna, un ruolo di primo piano nel panorama artistico cittadino, oltre a prestigiosi incarichi presso una committenza internazionale di alto profilo.
La tradizionale attribuzione dell’opera a Caugic è stata respinta da Maddalena Malni Pascoletti, cui si devono accurate indagini recentemente condotte sul dipinto. All’interno del cospicuo corpus di oltre duemila disegni, conservati tra Vienna, Lubjana, Gorizia, infatti, non è stato rintracciato alcuno studio preparatorio per questa tela, il cui soggetto non ricorre neppure negli elenchi delle opere dell’artista, pubblicati a più riprese nel corso dell’Ottocento. La studiosa, inoltre, dal confronto con Socrate con un discepolo e Diotima, eseguito dal pittore goriziano per il Palazzo del principe Auersperg a Vienna, ha rilevato sostanziali differenze nella fisionomia di Socrate, “dalla calvizie molto più pronunciata e dal profilo caricaturale”, che concorrono ad escludere la paternità di Caucig per il dipinto in esame, plausibilmente riferibile a un pittore veneto attivo nei primi decenni dell’Ottocento per la morbidezza dei passaggi chiaroscurali e per il “caldo senso del colore” (Malni Pascoletti 2011, pp. 250-252).
L’opera rivela una completa maturazione del linguaggio neoclassico divulgato attraverso le Accademie all’ inizio secolo, cui rimandano sia l’accuratezza nella disamina della fonte letteraria, sia lo scrupolo filologico nell’adozione di un modello antico per ritrarre le fattezze del filosofo (il busto di Socrate custodito  presso il Museo Pio Clementino di Roma). Agli insegnamenti accademici corrispondono, inoltre, la calibrata costruzione della composizione, accuratamente studiata nei rapporti chiaroscurali: il raggio di luce che investe la donna con un sapiente effetto scenico, infatti, ne fa risaltare il profilo di severa bellezza e l’elegante accostamento cromatico delle vesti, eleggendola a dolente protagonista dell’evento.
Elena Lissoni

 

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