opere in mostra

Opere in mostra

 

V. Gemito - Il Filosofo

V. Gemito, Il filosofo (Masto Ciccio); San Paolo
V. Gemito, Il filosofo (Masto Ciccio); San Paolo

Vincenzo Gemito

Napoli, 1852 - 1929

 

Il Filosofo, 1917
acquerello e tempera su carta applicata su cartoncino, 40 x 48 cm
datato e firmato in basso a sinistra: "1917 V. GEMITO"

Milano, Collezione d’arte della Fondazione Cariplo

 

Il 12 maggio 1954 gli eredi di Vincenzo Gemito proposero in vendita alcune opere della loro collezione, all’epoca in deposito presso il Castello Sforzesco di Milano, ad Antonio Mazzotta, allora Consigliere della Cassa di Risparmio preposto alle acquisizioni destinate ad arricchire la Collezione, per il tramite del consulente della banca, l’architetto Ferdinando Reggiori.
La tempera, datata 1917, era rimasta a lungo esposta alle pareti dello studio dello scultore, come risulta da una fotografia datata 11 maggio 1926 nella quale l’opera compare alle spalle di Gemito,  impegnato a modellare il ritratto in terracotta del giovane commediografo Raffaele Viviani (1926, Napoli, Museo di San Martino). Pubblicata come Il filosofo (Masto Ciccio) nel 1944, l’opera, in seguito, fu indicata da Anita Gemito (Lettera alla Cassa di Risparmio, Milano, 8 giugno 1954) come San Paolo. Il dipinto, inoltre, fu esposto ancora con il titolo Mastro Ciccio al Palazzo Reale di Napoli nel 1953, in occasione delle celebrazioni del primo centenario della nascita dello scultore, avviate l’anno precedente.
Nel 1863, dopo la morte del marito, Giuseppina Baratta, la madre adottiva di Vincenzo Gemito, si risposa con Francesco Jadiciccio, di professione muratore, soprannominato affettuosamente Masto Ciccio. Il patrigno lavora come aiuto dell’artista in fonderia e, in breve, diventa il suo modello preferito, ripetutamente ritratto in numerosi disegni e studi per sculture a partire dal settimo decennio dell’Ottocento fino alla sua scomparsa, avvenuta attorno al 1918. Ai disegni di intenso naturalismo degli anni giovanili, succede una produzione grafica che parte dallo studio dal vero per giungere, infine, come in questo caso, all’interpretazione allegorica o religiosa del soggetto, trasfigurato di volta in volta in profeta, filosofo o patriarca biblico.
Questa versione ritrae Masto Ciccio di profilo,  il volto scavato, l’ampia fronte corrugata, la lunga capigliatura e la barba fluente incanutite dal tempo: gli stessi tratti fisionomici ritornano anche negli autoritratti di Gemito degli ultimi quindici anni di vita ad attestare la duratura fortuna iconografica goduta dai soggetti di ispirazione storico-religiosa. Le stringenti affinità con il Profeta (Masto Ciccio) (Collezione Intesa San Paolo, già raccolta Gabriele Consolazio), di dimensioni leggermente inferiori, ma  anch’esso datato 1917, sembrano suggerire che le due tempere costituiscano un pendant. Entrambe le opere condividono, con varianti minime, la stessa impostazione, la posa dell’effigiato ripreso di profilo e, soprattutto, la minuziosa ricerca anatomica e l’estrema precisione nella resa realistica dei particolari del volto, del reticolo venoso e dei tendini delle mani, qui intrecciate sul dorso del libro.
In queste prove della maturità, tra le quali si ricorda anche Masto Ciccio come profeta (1914, collezione privata), Gemito raggiunge  una completa padronanza tecnica della tempera e dell’acquerello, liberamente mescolati a colpi di biacca e a rapidi tratti a matita e carboncino. Dopo essersi ripreso dalla malattia mentale che lo aveva colpito nel 1887, tra il primo e il secondo decennio del Novecento lo scultore, infatti, si specializza in una produzione grafica destinata a un notevole successo commerciale e di critica che, nel 1916, in una lettera alla figlia Giuseppina, lo spingerà a definirsi come il massimo disegnatore dell’epoca.
Elena Lissoni

 

 

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA