opere in mostra

Opere in mostra

 

Scipione - La piovra (I molluschi, Pierina è arrivata in una grande città)

La piovra
La piovra

Scipione (Gino Bonichi)

(Macerata, 1904 – Arco di Trento, 1933)

 

La piovra (I molluschi, Pierina è arrivata in una grande città),1929
olio su tavola, 60 x 71 cm
Macerata, Collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata

 

“Nell’estate del 1929 andò a Collepardo, un paese della Ciociaria. La sua salute aveva ripreso miracolosamente, si arrampicava, correva, la ferita si era cicatrizzata e fra qualche anno non avrebbe lasciato nessuna traccia nel suo petto […]. Questo è stato il momento più bello per Scipione” (pubbl. in Scipione 1904-1933 1985, p. 151). Con queste parole Mario Mafai nell’articolo commemorativo dell’amico, scomparso nel 1933 a causa della grave malattia polmonare che l’affliggeva, ricorda quella breve stagione creativa, furiosa e bruciante, che condusse alla piena maturazione del linguaggio pittorico di Scipione e alla sua definitiva consacrazione con la mostra allestita presso la Galleria di Roma nel 1930. A questa fondamentale rassegna dedicata a entrambi gli artisti, su iniziativa di Pier Maria Bardi, figuravano alcuni dei capolavori di Scipione come Il Cardinale Decano (Roma, Galleria d’Arte moderna di Roma Capitale), già presentato alla Biennale di Venezia, Il Ponte degli Angeli, La meticcia, acquistato da Roberto Longhi, e la serie delle nature morte, tra le quali Uccelli morti, Fichi spaccati, Sogliole e moneta e I molluschi. Si trattava di composizioni visionarie e di grande forza espressiva che combinano tra loro gli oggetti – pettini, piume, frutti - con una straordinaria libertà inventiva, come Natura morta con piuma (1929, collezione privata), quasi uno scherzo manierista, nel quale una noce di cocco e dei limoni sono disposti a comporre un volto e due mammelle; oppure l’Asso di spade (1929, collezione privata), un rituale di magia nera con le teste di agnello mozzate, il pugnale, le penne di corvo, il sale.
“La piovra – come ricorda Leonardo Sinisgalli nel 1944 – aveva un titolo lungo nel gusto di certe favole di Bifur e di alcuni romanzi ‘feulleiton’ che i surrealisti misero di moda: Pierina è arrivata in una grande città” (pubbl. in Nove maestri  1992, p.163). Pierina è la giovane donna dallo sguardo ingenuo della fotografia, sulla quale la piovra “flaccida come un guanto” (Scipione 1904-1933 1985, p.165 ) allunga i suoi tentacoli, intrecciandosi all’anguilla, a evocare un amplesso e l’inevitabile corruzione che deriva dal contatto con la grande città, la Roma splendida e oscura del Cardinale Decano e delle vedute di Castel Sant’Angelo.
L’opera rinnova la tradizione delle nature morte barocche, meditazioni sulla fragilità dell’esistenza, e, allo stesso tempo, comunica una dirompente urgenza di vita attraverso la materia stesa in pennellate pastose e ricche e l’accensione cromatica di lacche e rossi squillanti, nero di vite e giallo.
Elena Lissoni


 

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