opere in mostra

Opere in mostra

 

P. Annigoni - Ritratto di Cinciarda

Ritratto di Cinciarda
Ritratto di Cinciarda

Pietro Annigoni

(Milano, 1910 – Firenze, 1988)

 

 Ritratto di Cinciarda, 1945
tempera grassa su tela, 181 x 107 cm
firmato e datato in basso a sinistra “a.m.c.a. P. Annigoni Cttt XLV”

Firenze, Collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

 

Nei ricordi del giornalista Beppe Pegolotti “il ‘Cinciarda’ era un poveraccio ammalato e ubriaco, figlio di un giornalaio, di carattere mite e bonaccione, che il pittore aveva trovato tante volte nell’osteria Da Nello in via dei Servi e che aveva già ritratto in pose diverse, con la sola testa oppure a mezzo busto […]. Il ‘Cinciarda’, logicamente, era un soprannome, di cui però non si conosceva l’origine”(pubbl. in Pietro Annigoni 2013, p. 53).
Esposto alla Galleria Firenze nel 1945, il dipinto fu presentato due anni dopo alla prima mostra dei Pittori Moderni della Realtà, allestita a Milano presso la Galleria dell’illustrazione Italiana. Opera cruciale nel percorso artistico di Annigoni, Il ritratto di Cinciarda si inscrive in un ampio repertorio di immagini di diseredati ed emarginati, raffigurati con un intenso e vivido realismo che trovava a Firenze una diretta corrispondenza con la narrativa di Vasco Pratolini.
Modello di Annigoni fin dai tempi del suo alunnato all’Accademia di Firenze, Cinciarda è fermato in numerosi ritratti a partire dal 1935, fino a quello del 1942, attualmente presso la Collezione d’arte della Fondazione Guelpa di Ivrea, che raggiunge esiti altissimi nella penetrante indagine psicologica e fisiognomica del personaggio, di evidente derivazione fiamminga. Nel dipinto della Collezione d’arte dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, egli è raffigurato a figura intera, avvolto in un ampio mantello logoro dal quale sporge soltanto la mano, a reggere il mento, colto in attesa e con un’espressione indagatrice sul volto.
Accostato dalla critica al Menippo di Diego Velásquez (1639-1640, Madrid, Museo del Prado), per la cruda verità con la quale ritrae un’umanità misera e derelitta, il dipinto mostra evidenti suggestioni dalla pittura nordica, sia per l’accurato gioco di luci che rivela la figura dalla penombra e accentua i riflessi metallici del mantello, sia nella dimensione simbolica del personaggio che diventa emblema della mutevolezza del destino umano. Annigoni ricorda “[…] che quasi ogni giorno saliva le scale che portavano al mio studio, e dopo aver suonato il campanello, rimaneva lì, in attesa, nella stessa posa in cui l’ho ritratto. Eravamo nell’immediato dopoguerra e questo personaggio, così umanamente tragico, mi colpì per i significati simbolici che poteva assumere. Si usciva dal conflitto malconci: e il ‘Cinciarda’, misero, là sul limitare delle scale, sembrava esprimere tutta l’incertezza del nostro futuro”.
Elena Lissoni

 

 

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