opere in mostra

Opere in mostra

 

L. Dudreville - Studio di carattere (Testa d’uomo)

Studio di carattere
Studio di carattere

Leonardo Dudreville

(Venezia, 1885 – Ghiffa, Verbania, 1975)
 
Studio di carattere, 1921
olio su tavola, 37 x 25 cm
Macerata, Collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata

 

“Più caratteristica ancora, l’oggettività quasi fotografica e la coloritura liscia e comune, a cui giunge Leonardo Dudreville nei suoi Ritratti. Anche se si intitola Studio di carattere la faccia di un grasso ridente giovanotto bonaccione [...] delinea con precisione inesorabile ogni linea e piega del volto”. Con queste parole Margherita Sarfatti recensiva il dipinto, noto anche come Ritratto di tenore e ufficiale, esposto alla mostra di pittura e scultura organizzata nei locali di Bottega di poesia nel novembre 1922 , cui Dudreville partecipa con sette dipinti, insieme con Felice Casorati, Achille Funi, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi, Arturo Tosi.
La spietata precisione e la meticolosità lenticolare, puntualmente rilevate dalla Sarfatti, con le quali il pittore ritrae il volto dell’uomo indagando ogni ruga, gonfiore e cedimento, contribuisce a delineare anche la psicologia del personaggio “suggerendone la ricercatezza del gusto, che trapela dalla spilla raffinata sulla sciarpa di seta candida, ma anche l’arcigna severità” (Pontiggia in Leonardo Dudreville 1885-1975 2004, p. 88). Una sperimentazione che muove dalla suggestione della pittura fiamminga e, in particolare, dai ritratti di Jan Van Eyck, a cominciare da quello del Canonico Van der Paele (1436, Bruges, Mueso Groeninge) e del Cardinale Nicola Albergati (1431-1432, Vienna, Kunsthistorisches Museum), ma che raggiunge esiti di straordinaria modernità, accostabili alle coeve ricerche condotte dai protagonisti della Neue Sachlichkeit. Le analogie si fanno stringenti negli anni immediatamente successivi, tra il 1922 e il 1924, quando il pittore lavora al monumentale Amore. Discorso Primo, esposto nel 1924 alla Biennale di Venezia, che riflette l’impianto del dipinto di Otto Dix An die Schönheit (Wuppertal, Von der Heydt-Museum).
L’evoluzione del linguaggio naturalistico di Dudreville, inaugurato con Il caduto (1919) e proseguito nelle nature morte meticolosamente oggettive e negli intensi ritratti, segna il progressivo allontanamento dell’artista da Novecento Italiano, sempre più distante dalla classicità moderna, fondata sulla sintesi delle forme teorizzata dai pittori del gruppo.
Elena Lissoni 

 

 

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