opere in mostra

Opere in mostra

 

C. Cignani - Venere con amorini, 1885 circa

Venere con amorini
Venere con amorini

Carlo Cignani

(Bologna, 1628 – Forlì, 1719)

 

Venere con amorini, 1885 circa
olio su tela, 130 x 185 cm
Forlì, Collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì


Nella Storia pittorica della Italia Luigi Lanzi aveva indicato in Carlo Cignani l’artefice di un profondo rinnovamento della pittura bolognese, in grado di rilanciarne la fama a livello europeo (L. Lanzi, Storia pittorica della Italia, IV, Milano 1824-25 ed. cons, pp.190-192). Uno strepitoso successo internazionale  cui concorse, accanto a un repertorio di dipinti religiosi e allegorici più impegnativo e ambizioso, una cospicua produzione di “quadri da stanza” con delicate e sensuali figure femminili: Danae, Flora e Venere, tra le quali le versioni perdute, ma menzionate dalle fonti antiche, presso la collezione viennese dei Conti Schönborn-Buchheimschen, in casa Davia a Bologna, a palazzo Ugolini a Pesaro.
In una prima ipotesi critica l’opera in esame è stata riferita al periodo compreso tra il 1662 e il 1665, in coincidenza con il soggiorno romano dell’artista, giunto nella capitale pontificia al seguito del cardinale Farnese (Roli 1987, pp. 36-38). Beatrice Buscaroli ha recentemente proposto una datazione prossima al 1685, collocando sia questo dipinto, sia una seconda versione dello stesso - di poco inferiore nelle misure, attualmente conservata presso una collezione privata - all’epoca dell’Autoritratto dell’artista per Cosimo III di Toscana, destinato alla Galleria degli Uffizi. Nel 1686 una “Venere con puttini poco minore del vero” di Carlo Cignani era indicata presso l’Altezza Reale di Toscana nel manoscritto Muto Accademico Concorde di Ravenna e Acceso di Bologna (pubbl. in Pittori bolognesi del Seicento nelle Gallerie di Firenze, catalogo della mostra a cura di E. Borea, Firenze, Galleria degli Uffizi, febbraio-aprile 1975, Firenze 1975, p. 215). Un’opera dell’artista con lo stesso soggetto era menzionata in un inventario del 1698 di Palazzo Pitti e, successivamente,  in quello del 1713 della raccolta del Gran Principe Ferdinando. Il dipinto fu  riprodotto in incisione attorno al 1730 da Giovanni Antonio Lorenzini e la stampa fu inserita nel volume dedicato alle raccolte granducali.
Come suggerisce Buscaroli il dipinto per Cosimo III, disperso in circostanze ignote, potrebbe essere plausibilmente riconosciuto nella Venere con amorini in collezione privata che, per la sua straordinaria qualità pittorica, si inserisce tra i capolavori dell’artista. Anche l’opera in esame, tuttavia, è certamente autografa per la morbidezza dei passaggi chiaroscurali, accuratamente studiati dal vero nel disegno conservato presso il Muzeum  Narodowe di Varsavia,  per  il  misterioso paesaggio con case e boschi che affiora in lontananza e, infine, per lo studiato impianto scenico con Venere che discosta da sé il tendaggio rivelandosi nella sua superba bellezza.
Elena Lissoni

 

 

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